ALMANACCO: 31 Luglio muore il filosofo Denis Diderot

Filosofo, enciclopedista, scrittore e critico d’arte, Denis Diderot morì il 31 Luglio del 1784. Conosciuto come uno dei massimi rappresentanti dell’Illuminismo e uno degli intellettuali più rappresentativi del XVIII secolo. Fu promotore ed editore dell’Encyclopédie, un dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, con circa 5000 voci scritte in lingua francese, che diventerà il primo esempio della moderna enciclopedia. Diderot inoltre scrisse numerose opere filosofiche e teatrali, romanzi, articoli e saggi su disparati argomenti, occupandosi di arte, storia, politica e società.

Nasce nel 1713 a Langres, una cittadina di provincia, da una famiglia borghese benestante. Dopo aver studiato presso il collegio della città, si trasferisce a Parigi per iscriversi all’Università, da cui esce con il titolo di “magister artium” nel 1732. Privo di un preciso indirizzo di carriera, si adatta ai più diversi lavori, dallo scrivano pubblico al precettore, frequentando, come molti altri giovani bohémien, i salotti e i caffè, in cui conosce illuministi come Jean Jacques Rousseau, Condillac, Voltaire e D’Alembert.

Denis Diderot *oil on canvas *81 x 65 cm *signed: L. M. Van Loo / 1767

Gli esordi

Studia greco e latino, medicina e musica, guadagnandosi da vivere come traduttore, che gli permise di accedere al sapere filosofico e scientifico inglese. In particolare, nel 1745 tradusse il Saggio sulla virtù e sul merito di Shaftesbury, da cui imparò che la morale e la religione non per forza dipendono l’una dall’altra, e ne ammira le idee di tolleranza e di libertà. Grazie a questa influenza inizierà a scrivere i primi libri. Risale al 1749 la Lettera sui ciechi ad uso di coloro che vedono di intonazione sensista e materialista, argomentando contro l’esistenza di Dio, a causa della quale Diderot fu incarcerato per 100 giorni.

Già nella prima rassegna di titoli, si intravedono le due caratteristiche fondamentali della personalità intellettuale di Diderot, ovvero la vastità dei suoi interessi, che spaziano dalla filosofia alla biologia, dall’estetica alla letteratura, e la flessibilità dei generi di scrittura, particolarmente legato al carattere mobile, aperto e dialogico del suo pensiero. Caratteristiche che verranno alla luce soprattutto nella sua opera più famosa di quel periodo, Pensieri filosofici, di marca squisitamente illuminista, soprattutto in tema di religione. A causa di questo Diderot venne segnalato alla polizia come individuo pericoloso per il deismo professato nella sua opera.

L’Enciclopedia

Nel frattempo, incominciò anche la grande avventura dell’ Encyclopédie, o dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, che lo occuperà instancabilmente per tutto il successivo quindicennio. In qualità di direttore del progetto, Diderot aveva il compito di trovare i soldi necessari a proseguire l’impresa, tenere i contatti con gli autori, scrivere lui stesso molte voci dell’opera. Inoltre come recita il titolo, l’Enciclopedia non si occupava solo della scienza, ma anche delle arti e dei mestieri. Le novità introdotte rispetto alle enciclopedie precedenti, furono l’ordine alfabetico al posto della suddivisione tematica, la stesura collettiva di diversi autori invece che individuale, e l’attenzione per la tecnica.

Infatti, i curatori credevano che il lavoro manuale e le conoscenze tecniche fossero importanti tanto quanto il sapere astratto, e che dovevano essere spiegate in modo rigoroso e condivise. L’Enciclopedia però, pubblicata nella metà del Settecento, in pieno illuminismo, fu fortemente influenzato dalla convinzione che la fonte del sapere sia la ragione e non la tradizione, la competenza e non l’autorità. Il sapere illuminista è frutto di ricerche, esperienze,  e argomentazioni, non di tradizioni, credenze o rivelazioni. Fu per questo, che tutti gli anni passati nella scrittura dell’opera, furono segnati da mille difficoltà, a causa della sua irrinunciabile battaglia politica e culturale espressa nell’opera. Venne addirittura censurata dal Parlamento e dal Papa, causa per cui Diderot continuò a lavorarci in modo clandestino.

Diderot, tra l’ateismo e il materialismo

Le condanne furono una conseguenza delle sue posizioni antireligiose. Infatti anche se educato al cattolicesimo fin da bambino, Diderot assunse negli anni una posizione deista, credendo cioè in un Dio che promuove una religione, fondata sulla ragione, come l’esistenza. Altri aspetti della vita religiosa, come i riti, i testi sacri e le istituzioni ecclesiastiche sono invece un residuo della tradizione e della superstizione, da non adottare. Se nell’opera Pensieri filosofici ancora sosteneva la necessità di una religione razionale, successivamente Diderot divenne decisamente ateo come emerge nella Lettera sui ciechi ad uso di coloro che vedono e successivamente negli Elementi di fisiologia, una delle sue ultime opere.

L’ateismo, ovvero l’affermazione dell’impossibilità di dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio e della superiorità morale di una vita condotta indipendentemente dalla religione, si coniuga con delle tesi filosofiche materialiste. Secondo queste tesi, la natura è un tutto materiale in movimento, e non esiste separazione tra spirito e materia e che la sostanza è unica. Allo stesso tempo il movimento non è prodotto da un elemento esterno ai corpi, come Dio, ma è intrinseco alla materia stessa. Concepisce perciò l’essere umano come unità psico-fisica, dando importanza al ruolo del cervello, in quanto contribuisce a produrre e organizzare le sensazioni, le percezioni e la conoscenza. Così, l’ipotesi di un essere qualsiasi, posto al di fuori dell’universo materiale, è impossibile. 

Diderot e il teatro

Appartengono a questo periodo altre importanti opere come L’interpretazione della natura o il sogno di d’Alembert, nonché i romanzi quali La monaca, Giacomo il fatalista o il dialogo Il nipote di Rameau. Diderot si cimentò inoltre con il teatro, che stava prendendo piede in quel periodo, attirando un pubblico sempre più numeroso. Per un filosofo illuminista come Diderot, l’arte drammatica fu una grande occasione per diffondere e difendere le proprie idee. Le sue opere teatrali Il figlio naturale e Il padre di famiglia, non ebbero però il successo sperato.

Inoltre Diderot scrisse negli anni Settanta, Il paradosso sull’attore pubblicato postumo nel 1830. Tra i suoi scritti teatrali, è uno di quelli che ha avuto maggior successo, perchè non presenta soltanto la propria teoria teatrale, ma più in generale la propria teoria dell’arte. Nel corso del dialogo si interroga e propone delle risposte a domande sulla natura dell’opera d’arte e dell’imitazione. Per quanto riguarda il teatro, invece Diderot sostenne che i grandi attori, non siano coloro che sanno immedesimarsi nelle passioni umane e riviverle sulla scena in modo sensibile, ma quelli che utilizzano intelligenza e razionalità.

Federica.

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