ALMANACCO: 27 Luglio nasce il poeta Giosuè Carducci

Poeta, scrittore, critico letterario e accademico, Giosuè Carducci nacque il 27 Luglio del 1835. Protagonista della cultura italiana del secondo Ottocento, famoso soprattutto per il suo percorso letterario svolto intorno ad un ideale classicista. Il suo principale riferimento fu alla poesia antica, latina e italiana, come modello cui rivolgersi costantemente. Fu inoltre il primo italiano a vincere il Premio Nobel per la letteratura, nel 1906.

Nacque presso Lucca nel 1835, passò tutta la sua adolescenza nel meraviglioso paesaggio toscano della Maremma. Questo questi anni in Toscana rivestono un ruolo fondamentale per la formazione della sua sensibilità, attraverso l’immagine di una natura incontaminata, energica e vitale accompagnerà tutta la sua produzione poetica. La permanenza nella Maremma è testimoniata e rievocata con affettuosa nostalgia nel sonetto Traversando la Maremma toscana del 1885 e in molti altri luoghi della sua poesia.

Gli esordi letterari

Da sempre amante della letteratura, si iscrisse alla Scuola Superiore di Pisa dove uscirà, laureato in Filologia, nel 1856. Fu in questo periodo universitario, che insieme ad altri tre compagni di studi, fondò la società degli “Amici pedanti”, un gruppo che si batteva per la difesa del classicismo contro la modernità e le nuove idee del Romanticismo. Un dibattito molto sentito in Italia in quel periodo, in quanto ogni intellettuale e letterato si schierava e lottava, a favore o contro il classicismo. E’ il 1857, anno in cui compone le Rime di San Miniato il cui successo è quasi nullo.

Successivamente a questo periodo però, Carducci visse anni molto duri, in seguito al suicidio del fratello e della morte del padre, e anni dopo anche della madre e del figlio piccolo. Questo dolore si accompagnò però a un grande successo come poeta, pubblicando una raccolta di poesie ed un’intensa attività editoriale. Fu proprio in questo periodo che decide di trasferirsi nella colta e stimolante Bologna, dove insegna eloquenza italiana all’Università. Ebbe così inizio un lungo periodo di insegnamento durato fino al 1904, caratterizzato da una fervida e appassionata attività filologica e critica.

Il mutamento stilistico e l’influenza politica

Fu però in questo periodo che salì in lui una crescente delusione verso la nuova classe dirigente dello Stato Unitario e verso la mancata liberazione di Roma. Cominciò per questo ad appoggiare ideali repubblicani e giacobini fino ad un aspro anticlericalismo, che richiamano al pensiero di Giuseppe Mazzini e alla sua visione democratica. Di queste visioni ne risentì anche la sua attività poetica, caratterizzata da una ricca polemica sociale e politica. Un’esempio fu la raccolta Levia gravia, caratterizzata da un marcato atteggiamento polemico, elemento questo che si ripropone anche in Giambi ed epodi.

Atteggiamenti che però si affievolirono gradualmente, tanto che nel 1876 viene candidato come democratico alle elezioni parlamentari. La poesia perde i toni di polemica, aprendosi alla tematica amorosa, e più in generale a una riflessione sulla propria condizione di uomo e di poeta. Pian piano comincia ad accettare il ruolo dei monarchici Savoia come garanti dell’Unità d’Italia, soprattutto in seguito all’incontro con la regina Margherita a Bologna, nel novembre del 1878. Fu talmente tanto il fascino esercitato dalla donna, che scrisse un’ode Alla regina d’Italia avviandosi così, definitivamente, verso gli ideali monarchici. Non solo, Carducci diventa il vate dell’Italia umbertina e viene nominato, nel 1890, senatore del Regno.

Le opere più importanti

Ma fu nel 1887 che esce la sua raccolta più importante ovvero le Rime nuove, nove libri che contengono liriche giovanili ma anche componimenti composti nel corso degli anni. Possiamo osservare in questo modo, tutta l’esperienza e l’evoluzione carducciana nella sua globalità, compresi i primi tentativi “barbari” , ma anche componimenti dal titolo Primavere Elleniche in cui viene messa in luce la bellezza classica, armoniosa e statuaria, quasi fuori dal tempo. Tutto accompagnato da una poesia più familiare e intima, dove si notano quegli scorci della Maremma toscana a lui tanto cari e il tema dell’amore (e degli affetti in generale) che si fonde con quello della morte che incombe costantemente su ogni anima.   

Nel 1893 viene invece pubblicata l’edizione completa delle Odi barbare. In quest’opera Carducci sperimenta la metrica barbara, con la quale intendeva riprodurre approssimativamente, nella poesia italiana, il suono e la misura, cioè i ritmi accentuativi, dei versi latini. Grazie alla metrica barbara, Giosuè Carducci definisce i tentativi di numerosi poeti di ripristinare la metrica greca e latina utilizzando però il linguaggio volgare. La metrica è strettamente legata al lemma, alla parola, e risulta quindi difficilissimo applicare una metrica, pensata per una determinata lingua, ad un linguaggio del tutto diverso. In essa i contenuti e le forme derivano in gran parte dai precedenti scritti ma maggiormente approfonditi e maturi.

Gli ultimi anni

Gli ultimi anni continuano ad essere caratterizzati da una febbrile attività editoriale e poetica consacrando la sua posizione di poeta ufficiale dell’Italia monarchica. Vinse il premio Nobel per la letteratura nel 1904 e a pochissimi anni da questo meritato successo muore a Bologna, per una broncopolmonite, il 16 febbraio del 1907. 

Federica.

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