ALMANACCO: 22 Luglio nasce il pittore Edward Hopper

Pittore ed esponente del realismo americano, Edward Hopper nasce il 22 Luglio del 1882. Artista di grande importanza, divenne famoso per i suoi ritratti realistici, che ritraggono la solitudine dell’America contemporanea nelle città, tra bar  silenziosi e stazioni di servizio. Le sue opere sono permeate di silenzi, solitudine e frasi non dette, come nei film noir, che rispecchiamo l’essere malinconico e silenzioso dell’artista.

Nato nel 1882 a Nyack, sul fiume Hudson, da una colta famiglia borghese americana, titolari di un negozio di tessuti. Da sempre appassionato di disegno, tanto che i genitori lo indirizzano verso la carriera di illustratore, iscrivendolo nel 1900 alla New York School of Art, un prestigioso istituto nel quale entrò in contatto con grandissimi artisti del suo tempo. Tra questi vi furono William Merrit Chase e di William Henri, che lo spingeranno a migliorarsi sempre di più e a continuare su questa strada.

I viaggi e le influenze artistiche

Nel 1906 va a Parigi, dove rimane affascinato dall’ambiente e dall’atmosfera avanguardista, in particolare venne molto colpito dallo stile degli artisti simbolisti ed impressionisti. Fu in questo periodo che realizza un gruppo di autoritratti, dipinti a grosse pennellate su fondo scuro, in cui si avverte già il tentativo di esprimersi attraverso la luce. Fu proprio il gioco di luminosità che in futuro ebbe un ruolo fondamentale nei suoi quadri più iconici. Per sostenersi, inizia a lavorare come illustratore per le agenzie pubblicitarie, dedicandosi allo stesso tempo anche alle incisioni, tecnica che lo fece conoscere dal pubblico ottenendo premi e riconoscimenti.

Dopo un anno a Parigi, realizzò diversi viaggi in tutta Europa, a Londra, Berlino e Bruxelles. Fu durante questi spostamenti che Hopper perfezionò il suo particolare e ricercato gioco di luci e ombre, la descrizione di interni e il tema centrale della solitudine e dell’attesa. I quadri di questo periodo erano di piccole dimensioni, avevano colori cupi e prediligevano spazi angusti, come cortili, sottoponti, trombe di scale, stradine. Solo successivamente la tavolozza divenne più lieve, mentre le composizioni rappresentavano in spazi più aperti soggetti come le chiuse dei canali, il sole che si riflette sugli edifici.

La nascita del suo stile

Quando però ritornò in America, la sua vita cambia totalmente. L’atmosfera piena di positività e divertimento crolla, lasciando che Hopper si concentri invece su temi giornalieri legati al suo paese. Non trovò subito il successo sperato, ma decise comunque di continuare a migliorarsi, arrivando a maturare uno stile autenticamente americano, abbandonando le nostalgie europee che lo avevano influenzato sino a quel momento. Fu così che iniziò ad elaborare soggetti legati alla vita di tutti i giorni, nella composizione figurativa urbana e architettonica in cui inserire un unico personaggio, solo e distaccato psicologicamente, come se vivesse in una dimensione isolata.

Inoltre il suo genio artistico gli ha permesso di costruire una tavolozza coloristica del tutto originale e riconoscibile, attraverso un uso della luce così originale e un uso dell’inquadratura di tipo fotografico. L’estrema originalità di Hopper è facilmente distinguibile, dalle tendenze avanguardistiche del periodo, come cubismo, futurismo, fauvismo e astrattismo. Hopper, al contrario, predilige il passato dell’arte di Manet, Pissarro, Sisley o Courbet, riletti però in chiave metropolitana ed originale. Nel 1924 Hopper ottiene finalmente il successo con una mostra alla Rehn Gallery che mise d’accordo pubblico e critica. In particolare venne apprezzata la sua tela intitolata Apartment Houses e l’opera House by the Railroad (quest’ultima citata dal regista Alfred Hitchcock nel suo film Psycho).

L’elemento del silenzio

C’è il suo modo modesto, discreto, quasi impersonale, di costruire la pittura, il suo uso di forme angolari o cubiche esistenti in natura, le sue composizioni semplici apparentemente non studiate e la sua fuga da ogni artificio dinamico, allo scopo di inscrivere l’opera in un rettangolo. Tuttavia ci sono anche altri elementi del suo lavoro che sembrano aver poco a che fare con la pittura pura, ma rivelano un contenuto spirituale. C’è, ad esempio, l’elemento del silenzio, che sembra pervadere tutti i suoi lavori più importanti, qualunque sia la loro tecnica. Questo silenzio o questa dimensione di ascolto, è evidente sia nei quadri in cui compare l’uomo, ma anche in quelli in cui ci sono solo architetture.

Il silenzio ha per lui un valore simbolico, e spesso viene associata all’angoscia dell’anima umana dell’America moderna. Solitudine, tristezza, vuoto e depressione, in un progresso futuro che è solamente tecnologico, e per nulla umanistico. Le immagini anche se hanno colori brillanti, non trasmettono vivacità, così come gli spazi che sono realistici ma allo stesso tempo c’è qualcosa di metafisico che comunica allo spettatore un forte senso di inquietudine. Inoltre nei dipinti di Hopper si scorge qualcosa che sta ancora per accadere o che è appena accaduta. Seppe cogliere un momento particolare, quasi il preciso secondo in cui il tempo si ferma, dando all’attimo un significato eterno, universale.

Ultimi anni

Al di là delle numerose e possibili interpretazioni della sua pittura, Hopper sarebbe rimasto fedele alla propria visione interiore fino alla sua morte, avvenuta il 15 maggio del 1967 nello studio newyorchese.

Federica.

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