mARTEdì: le inquadrature fotografiche nelle opere di EDGAR DEGAS

Edgar Degas, è uno dei massimi esponenti dell’impressionismo francese, spesso ricordato per le sue iconiche danzatrici e i nudi femminili. Come il gruppo degli impressionisti, anche lui rivoluzionò completamente il mondo dell’arte, allontanandosi dai classicismi e dalla perfezione delle linee dei movimenti precedenti, quali romanticismo e neoclassicismo. Degas, preferì imprimere sulla tela la prima impressione avuta guardando un soggetto, attraverso l’utilizzo di forti ed istintive pennellate, senza bozzetto o modello preparatorio a matita.

Degas in realtà non fece mai parte totalmente del gruppo degli impressionisti, in quanto molte delle loro idee e visioni sull’arte non riuscì mai a farle sue. Ad esempio, non lavorò mai ai paesaggi en plein air, ma si concentrò sulla realizzazione di scene quotidiane al chiuso. Inoltre, se da una parte gli impressionisti riproducevano l’impressione fissa di un paesaggio, non mutevole nel tempo, al contrario Degas amava i corpi umani in movimento. Infatti, i principali soggetti da lui dipinti sono le ballerine, a lezione o in scena, oppure i fantini e i cavalli in corsa.

La composizione fotografica

Per queste scene di vita moderna, a volte fece ricorso ad effetti luminosi espressivi, usando anche inquadrature audaci ed ingegnose. Ecco il motivo per cui la sua tecnica pittorica venne definita rivoluzionaria, in quanto l’inquadratura delle sue tele ebbe un taglio quasi fotografico. Degas infatti, non interessava ritrarre il soggetto nella sua interezza, ma bloccare quel determinato istante nel dipinto, così come lui lo vedeva attraverso il suo campo visivo. Volle quindi fissare istantaneamente l’espressione del moto dei corpi, dal mondo del teatro agli ippodromi.

Non bisogna dimenticare che fu proprio in quegli anni che esplose la fotografia, come nuova invenzione tecnologica destinata a rivoluzionare la stessa concezione dell’arte, e in particolare l’arte di Degas. Per l’artista, questa tecnica è un mezzo utile allo studio del movimento, le cui figure sono così naturali nei gesti e negli atteggiamenti, che non sembrano mai in posa. Fu proprio per questo che Degas inizia ad usare una macchina fotografica per preparare la scena da dipingere e cogliere l’attimo vero. Ed ecco come abbandona il punto di vista frontale per adottare prospettive oblique, punti di vista decentrati e sfalzati.

Dipinto nel 1874, La lezione di danza è uno dei quadri più famosi di Edgar Degas, dove ricorre il tema preferito delle ballerine ma anche l’uso sapiente dell’inquadratura fotografica. Realizzato dietro le quinte dell’Opéra di Parigi, scelse di ritrarre il momento in cui le danzatrici stanno provando dei passi di danza prima di salire sul palcoscenico, sotto l’occhio attento del maestro. Le ballerine disposte in semicerchio, si riposano o parlottano distratte, ognuna con un proprio atteggiamento. Ogni loro gesto, apparentemente marginale o secondario, è invece indagato con grande attenzione.

Altro elemento fondamentale del quadro, è la composizione riprodotta scegliendo un punto di vista originale e innovativo. Infatti, il cosiddetto punto di fuga, ovvero il punto dove le linee parallele dell’opera convergono, non si trova all’interno della scena, ma si trovano fuori dal quadro a destra. Questo tipo di inquadratura, taglia alcune figure e i margini della scena, rendendo ancora più dinamica la struttura d’insieme dello spazio. La profondità spaziale inoltre, viene accentuata dalle linee oblique del parquet, dando alla composizione un taglio fotografico. In questo modo l’osservatore, già abituato ad osservare le immagini fotografiche, ottiene un impressione di maggior immediatezza e di istantaneità casuale, come da reportage fotografico.

Un altro quadro di Degas in cui si comprende al meglio il suo stile innovatore, fu L’assenzio, del 1875. Fu infatti negli ultimi anni della sua vita, che lasciò il tema delle ballerine spensierate, per dare sfogo alla sua depressione a causa di un grave problema che lo privò della vista. Ecco perchè tratta una scena molto forte e di cruda realtà, in cui due figure vengono consumate fisicamente e psicologicamente dall’alcool, facendoli diventare dei manichini, dei gusci vuoti. I due personaggi, una prostituta e un vagabondo, non si conoscono, ma siedono seduti vicini, davanti ad un calice di assenzio, con lo sguardo perso nel vuoto mentre i pensieri gli annebbiano la mente.

Anche in quest’opera, possiamo notare come i due personaggi non vengano ripresi frontalmente, ma di tre quarti, adottando una prospettiva scomoda. Disponendo i due personaggi in obliquo, sembra quasi che il pittore voglia incastrarli tra il piccolo tavolo ed il divano su cui sono seduti, senza possibilità di fuga. Questa inquadratura fotografica, viene utilizzato come espediente per rispecchiare perfettamente la triste situazione in cui si trovano i due. Angoscia, che viene amplificata anche dalla presenza dello specchio alle loro spalle, sporco e opaco, che mostra a malapena le ombre della prostituta e del vagabondo.

Federica.

 

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