ALMANACCO: 18 Luglio nasce il pittore Giacomo Balla

Pittore, scultore, scenografo e autore di “paroliberi” italiano, Giacomo Balla nasce il 18 luglio 1871. Conosciuto per essere uno tra i primi protagonisti del Divisionismo italiano, ma anche un grande esponente di spicco del Futurismo, firmando i manifesti assieme a Marinetti. Le sue ricerche artistiche sulla velocità, il dinamismo e gli effetti della luce lo resero uno degli artisti più originali dell’epoca.

Nato a Torino nel 1871, ebbe da subito la passione per la fotografia grazie all’influenza del padre, ma abbandonò presto per dedicarsi esclusivamente alla pittura e al disegno. Spinto dalla sua vena artistica, frequenta l’Accademia Albertina di Belle Arti dove studia prospettiva, anatomia e composizione geometrica. Nel 1891 esordisce come pittore, entrando nell’ambiente frequentato dall’aristocrazia e dall’alta borghesia torinese, conoscendo artisti del calibro di Edmondo De Amicis e Pellizza da Volpedo.

L’esordio divisionista

Ma fu nel 1895 che ebbe una svolta nella sua carriera, lasciando Torino per raggiungere Roma dove rimarrà tutta la vita. Qui si avvicinò alla nuova tecnica divisionista, diventandone uno dei promotori e trovando subito un buon seguito di allievi, tra cui Boccioni, Severini, Sironi, conosciuti alla Scuola libera del nudo. Insieme parteciparono nel 1903 alla V Biennale di Venezia, prima esposizione di numerose successive partecipazioni postume. In questo primo periodo romano dipinse alcuni suoi capolavori come La Pazza, che porta con sé quel tipo di pittura verista rivolta alla socialità a cui Balla non rinunciò. La sua pittura era caratterizzata dalla precisione e dall’impostazione molto vicina alla fotografia.

La sua attività creativa è molto intensa nei primi anni dieci, ispirata dallo stile divisionista, anche se a partire dal 1911 esprime nuovi interessi stilistici. Fu proprio il legame tra lui e Boccioni che lo condurrà verso strade diverse dal divisionismo, che gli permisero di abbandonare la pittura realista e virare verso ricerche artistiche d’avanguardia. Entrerà così in una nuova fase di ricerca pittorica tesa a rappresentare il dinamismo, il movimento. Questa ricerca puntava alla via futurista, riprodotta su foglio o tela attraverso linee di auto in corsa e altre figure in movimento.

Il Futurismo di Balla

Queste tendenze avanguardistiche, si concretizzarono intorno al 1910, quando Filippo Tommaso Marinetti pubblicò il primissimo Manifesto Futurista, con l’obiettivo di creare un’avanguardia artistico-letteraria letteraria capace di superare la stagnante cultura italiana. Assieme a Boccioni, Carrà e Severini, Balla firmò il manifesto, convertendosi totalmente e realizzando da quel momento in poi solo opere futuristiche firmandosi con lo pseudonimo “FuturBalla”. In questo periodo Balla dipinse alcuni dei suoi capolavori, come Bambina che corre sul balcone e Dinamismo di un cane al guinzaglio. Si può notare un approccio dinamico delle figure rappresentate che derivò anche dall’interesse verso la fotodinamica, data dalla percezione della luce e dei colori.

Questi furono anni di grande creatività per Balla che spostò la sua ricerca da un linguaggio realista tipico di fine secolo, ad una ricerca artistica d’avanguardia che gli permise anche di avere un ruolo più attivo all’interno del gruppo futurista. Negli stessi anni firma anche il manifesto Ricostruzione futurista dell’Universo, dove teorizza come il dinamismo pittorico e il dinamismo plastico si collegano alle parole in libertà e all’arte dei rumori. Inizia a lavorare sull’onomatopea, a comporre tavole parolibere e a progettare scenografie mettendo in evidenza i collegamenti tra l’immagine e la dimensione fonetico-rumorista.

Dal Fascismo al dopo-guerra

L’idea dell’arte totale proseguì durante tutta la Prima guerra mondiale, fortemente sostenuta dai futuristi, perchè visto come la strada che avrebbe portato l’Italia alla modernità. Anche Balla aderì al fascismo, infatti nel 1926 realizzò una statuetta raffigurante Mussolini, con alla base la scritta “Sono venuto a dare un governo all’Italia” e consegnata direttamente al duce. Divenne così l’artista del fascismo per eccellenza e fu molto apprezzato anche dalla critica.  Intorno al 1932 realizza Marcia su Roma, un dipinto realizzato con un chiaro riferimento a Il quarto stato di Pellizza da Volpedo.

In tarda età però Balla farà ritorno al figurativismo, dissociandosi gradualmente dal futurismo e di conseguenza anche dal fascismo. Infatti tornò nella convinzione che la pura pittura figurativa a suo dire era quella che meglio di tutte si avvicinava alla realtà. Le sue opere furono quindi caratterizzate da un attento realismo, da qui fino alla sua morte, avvenuta il 1° marzo del 1958 a Roma.

Federica.

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