mARTEdì: l’arte demoniaca ed oscura di FRANCISCO GOYA

Francisco José de Goya y Lucientes era pittore ed incisore spagnolo, considerato il pioniere dell’arte moderna, uno dei più grandi pittori spagnoli vissuti tra la fine del XVIII secolo e dell’inizio del XIX. Famoso per i suoi dipinti, i suoi disegni e le sue incisioni, che riflettevano gli sconvolgimenti storici in corso, come quelli realizzati durante e dopo la Grande Guerra Spagnola.

Ma fu soprattutto nell’ultimo periodo della sua vita che si dedicò ad opere più crude e realiste che spesso destabilizzavano lo spettatore. Nelle sue opere mature infatti vi erano dipinti riguardanti la follia, i manicomi, le streghe, le creature fantastiche, la corruzione religiosa e politica, ma anche la propria salute mentale e fisica. Questo periodo culmina con la serie delle Pitture Nere, realizzate nella Quinta del Sordo, la sua casa di periferia, dove visse quasi in isolamento.

La serie delle Pitture Nere

Questo cambiamento di rotta nella sua produzione artistica avvenne in seguito alla sua misteriosa malattia, che portò a depressione ed a un estraniamento dal mondo che lo circondava. In pochi sanno però che oltre a cause di salute, Goya fece questo cambiamento perchè in parte fu influenzato della corrente filo-esoterica degli Illuminati. Ebbene, intorno al 1792 Goya abbandonò i toni distesi della gioventù e approdò in uno stile onirico, visionario, facendosi interprete della parte nera, dannata e dolorosa dell’essere umano.

Attratto dalla follia e deformità, il pittore incomincia a dipingere opere sempre più scure nei colori con una luce appena accennata. Temi molto bui e perversi appunto, appresi anche della nuova corrente filosofica degli Illuminati, come scene di stregoneria, esorcismi, volti deformati. Scene allegoriche, soggetti inquietanti ed angoscianti resi con tinte fosche. Anche i colori erano bianchi sporchi amalgamati a neri spessi come catrame, ocre fangose, rossi e gialli violenti. Immagini che tolgono il fiato e che spingono ad interrogarsi sui loro oscuri significati. 

Il Sabbah delle streghe

Un esempio è Il grande caprone, che fa parte di un ciclo di otto tele sul tema della stregoneria, dell’esoterismo e del satanismo, e quindi di magia nera. La scena rappresentata è quella di un rito satanico, detto Sabbah, altro nome dell’opera, ispirandosi ad un antico rito di tradizione popolare spagnola. Al centro del dipinto vi è un enorme caprone, simbolo del diavolo, con enormi corna, occhi rossi e robuste zampe posteriori. E’ circondato da un gruppo di streghe, sue suddite, che gli porgono i corpi dei bambini scheletrici, vittime sacrificali di quella notte.

In lontananza vediamo glia altri bambini appesi a un bastone, sorretto da una vecchia strega. Dall’atmosfera non si comprende bene se si tratta di un rito svolto durante il tramonto o all’alba. Anche la luna, è in posizione simbolica, in quanto secondo varie interpretazioni la sinistra è la posizione del male. Goya rappresenta in questa tela volti grotteschi e deformi, con un cielo segnato dalla presenza dei pipistrelli che danno ancora più il senso cupo alla pittura.

Altre opere demoniache

Altra opera è Saturno che divora un figlio, nel quale raffigura il dio Saturno in veste di cannibale. Gli occhi sgranati, folti capelli che ricadono sulle spalle, fauci spalancate e mani avide. Esso viene colto nell’atto di portare alla bocca il corpicino del ragazzo, uno dei suoi 5 figli, che mutilato dalla testa, gronda di sangue. Il rosso del sangue, reso con pennellate corpose, denuncia la ferocia e l’efferatezza del gesto. L’opera dà un grade senso di orrore e follia, che allegoricamente secondo alcuni, rappresenterebbe le feroci repressioni del re Ferdinando Vii, il quale uccideva i suoi sudditi, così come Saturno uccideva i suoi figli.

Un’altra opera fondamentale per capire al meglio la straordinaria forza visionaria di Goya è il Volo delle Streghe. Al centro possiamo vedere tre streghe che indossano la Coroza, il tipico copricapo che veniva indossato da chi veniva condannato dall’Inquisizione spagnola. Le tre streghe portano in volo la loro vittima straziata e urlante. In basso si possono vedere due figure terrorizzate, che per paura non guardano cosa sta succedendo, coprendosi gli occhi con i vestiti o le mani. Sullo sfondo a destra, Goya rappresenta un asinello, apparentemente inutile nella scena, ma che per lui è simbolo dell’ignoranza. Anche in questo caso, il quadro dal punto di vista allegorico, è una forte critica alla crudeltà commessa dall’inquisizione.

La ragione di questo uragano interiore resta avvolta nel mistero, sospesa in un mondo senza tempo. Forse perchè Goya, ormai anziano, malato e sordo, fu deluso da una Spagna sempre più in difficoltà, può aver voluto raccontare il suo paese, terra tragica e crudele, dove le feroci vessazioni si consumano sotto gli occhi sfiduciati dell’umanità.

Federica.

2 pensieri riguardo “mARTEdì: l’arte demoniaca ed oscura di FRANCISCO GOYA

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: