ALMANACCO: 11 Luglio muore il pittore Giuseppe Arcimboldo

Pittore italiano del periodo manierista, Giuseppe Arcimboldo morì l’11 Luglio del 1593. Conosciuto soprattutto per le sue “Teste Composte”, ovvero dei ritratti burleschi eseguiti combinando tra loro oggetti o elementi dello stesso genere (prodotti ortofrutticoli, pesci, uccelli, libri, ecc.) collegati metaforicamente al soggetto rappresentato, in modo da sublimare il ritratto stesso. Caratteristica fondamentale è il senso del grottesco, grazie al quale le sue opere fanno sorridere, ma al contempo inquietano, come se fossero creature aliene realistiche.

Nato a Milano il 5 aprile 1527, figlio di un noto pittore della Veneranda Fabbrica del Duomo e discendente da un ramo di un’aristocratica famiglia milanese degli Arcimboldi. Fu proprio nella bottega paterna, che iniziò la sua istruzione artistica, lavorando alla realizzazione dei disegni delle vetrate e degli arazzi del Duomo. Tale impegno continuò negli anni successivi, sia nel Duomo di Monza, sia nella cattedrale di Como. Si può quindi affermare che la sua produzione iniziale fu esclusivamente di carattere religioso.

Le originali teste composte

Non si hanno molte notizie sull’attività dell’artista, nel periodo nel quale visse a Milano. Sappiamo solamente che fu alla corte dell’imperatore Ferdinando I, designato come ritrattista e successivamente a Vienna nominato pittore di corte dal principe Massimiliano II d’Asburgo. Probabilmente, non si limitò a realizzare opere nel campo della pittura ritrattista, ma si occupò anche di caricatura. La sua formazione milanese lo vide dunque interessarsi a diverse bizzarrie e ritratti particolati, che si svilupparono poi nelle iconiche caricature fisiognomiche, che divennero il suo marchio di fabbrica.

Tutti infatti, ricordano Giuseppe Arcimboldo per le sue “teste composte”, in cui gli oggetti inanimati vengono aggregati per dare forma a volti umani. La scelta degli oggetti non è casuale, infatti ogni elemento della composizione per lui e per il committente aveva un valore simbolico. La particolare tecnica si basa sulla “pareidolia”, ossia il meccanismo visivo che ci spinge a riconoscere sembianze umane e familiari anche in soggetti dalla forma casuale. Opere che manifestano il senso giocoso del pittore, ma anche una profonda inquietudine data da un senso di repulsione per la loro grottesca innaturalità.

Le sue opere più famose

Le sue opere più celebri sono in effetti le otto tavole raffiguranti, in forma di ritratto allegorico, le quattro stagioni (PrimaveraEstateAutunno e Inverno) e i quattro elementi della cosmologia aristotelica (AriaFuocoTerraAcqua). In queste otto allegorie si ammira la cura di ogni particolare e la varietà cromatica brillante. Ognuna di esse è incentrata su un preciso elemento che si ripropone all’infinito nell’opera, andando a formare il ritratto. Ad esempio nelle stagioni, vi erano elementi naturali di quel periodo dell’anno, frutta, verdure, ortaggi.

Nel 1576 Massimiliano II morì e ascese al trono il figlio Rodolfo II d’Asburgo, uomo curioso e grande amante dell’arte, con una passione per l’occultismo, il mistero e la magia, entrando subito in sintonia con Arcimboldo. Per Rodolfo II, realizzò uno dei ritratti più famosi ovvero Rodolfo II come Vertumno, il dio latino della metamorfosi stagionali. Si tratta di un ritratto scherzoso, in cui l’accumulo di elementi diversi tra loro, come verdure, fiori, ortaggi è un modo per ricordare al sovrano la sua passione nel collezionare e accumulare oggetti.

Gli

Gli ultimi anni

Ma Arcimboldo non fu solo pittore di corte per Massimiliano II. Infatti l’imperatore vista la sua creatività originale e la cultura umanistica, lo utilizzò per essere acquirente di opere d’arte per suo conto, un collezionista compulsivo che accumulò una quantità enorme di capolavori, dalle opere del Parmigianino a quelle di Durer, dal Correggio a Pieter Bruegel il Vecchio. Gli affidò inoltre l’organizzazione delle mascherate, dei giochi e cortei fantastici della vita cortigiana.

Per i lunghi anni di servizio alla corte imperiale, oltre alla fama artistica ed al benessere economico, Arcimboldo beneficiò di speciali onorificenze fino ad essere nominato Conte Palatino. Con la promessa di rimanere al servizio dell’imperatore, Giuseppe ottenne il permesso di tornare, nel 1587, nella sua Milano. Fu proprio qui che morì nel 1593.

Federica.

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