ALMANACCO: 9 Luglio muore il pittore Jan van Eyck

Pittore fiammingo internazionale, Jan van Eyck morì il 9 Luglio del 1441. Soprannominato dai suoi contemporanei come “il principe dei pittori del nostro secolo”, fu l’iniziatore della scuola fiamminga, ed uno dei grandi maestri della pittura gotica. Van Eyck sfrutta tutte le sensazioni percettive relative ai cinque sensi umani provocate dalla pittura che, così sofisticata e precisa, riesce a ricreare la realtà senza avvalersi di regole geometriche basate su uno studio.

Il pittore nasce intorno al 1390, in una città belga. A introdurlo nel mondo della pittura sarebbe stato il fratello maggiore, il misterioso Hubert. Queste sono due delle poche informazioni che abbiamo su questo grande artista, dubbie sono anche le notizie circa la formazione dell’artista, nel campo della miniatura, dalla quale probabilmente imparò l’amore per i dettagli minuti e per la tecnica raffinata. Tra le prime opere conosciute del pittore vi sono le due tavole raffiguranti la Crocifissione e il Giudizio finale, caratterizzate dall’attento realismo, dalla drammaticità e dall’attenzione per il dettaglio.

Dagli esordi alle corti imperiali

Le prime informazioni sul pittore risalgono al periodo che va dall’ottobre 1422 al settembre 1424, quando si trovava all’Aia alla corte di Giovanni di Baviera, conte d’Olanda. A questo periodo risalgono anche le sette pagine miniate delle Ore di Torino, in cui nelle piccole pagine erano inserite figure ricche di minuziosi dettagli, inserite in uno spazio realisticamente prospettico. L’anno successivo fu anche pittore di corte dal duca di Borgogna Filippo il Buono, del quale fu anche intimo amico, consigliere e agente segreto, ruolo che ricoprì fino alla morte.

Per conto di Filippo compì anche numerose missioni diplomatiche, spesso in destinazione lontane che dovevano rimanere segrete. Ad esempio si recò a Lisbona nel 1428 per concordare le nozze del duca con Isabella di Portogallo, alla quale fece successivamente due ritratti. Nel corso di quella missione, Van Eyck percorre probabilmente il cammino che porta a Santiago de Compostela, che determinò l’inizio della profonda influenza dell’arte fiamminga su quella Portoghese. Fu proprio in questo periodo che lavorò al suo capolavoro, il Polittico di Gand, costituito da 12 pannelli, caratterizzati dal naturalismo analitico, l’uso di colori luminosi, la cura per la resa del paesaggio e il grande lirismo. 

Lo stile pittorico nella città di Bruges

Jan Van Eyck nel 1430, ormai celebre pittore, si stabilì a Bruges dove lavorò con il fratello Hubert, perfezionando il suo stile. Da questo momento in poi siamo in grado di definire con precisione la carriera del pittore che ruotò attorno a luoghi ben precisi, nell’attuale Belgio. Le sue opere infatti ritraggono fedelmente il benessere economico e lo splendore di città come Gand, Bruges e Ypres appena uscite dal torpore tardo medievale. La sua arte fu rivoluzionaria, mirata a superare le convenzioni del tardogotico, verso una concezione più naturalistica, legata alla percezione visiva verosimile e all’indagine scientifica della realtà.

Tra le caratteristiche più evidenti c’è l’altissima qualità pittorica, legata alla verosimiglianza e ad un senso realistico della prospettiva. Egli infatti catturava la realtà concreta nelle sue esatte proporzioni, senza ricorrere apparentemente a calcoli matematici. Come tutti i pittori fiamminghi riproduceva con minuzia ogni singolo particolare, dando molta importanza al dettaglio minuto. Inoltre per primo, iniziò ad utilizzare i colori ad olio, mescolati alle tempere tradizionali. Caratteristica fondamentale della sua tecnica, è il ricorso ad una serie di strati sottili di colore, dette velature, stese una sopra all’altra su una base chiara e luminosa.

Le sue opere più importanti

Le sue opere più famose risalgono quasi tutte al periodo in cui viveva a Bruges. Fra questi ricordiamo la sua opera più celebre, il Ritratto dei coniugi Arnolfini , caratterizzato dal duplice ritratto nel quadro e dai numerosi simboli che il pittore aggiunse. Lo specchio ha il ruolo fondamentale di riprodurre un duplice ritratto, in quanto riflette il pittore stesso e un altro personaggio in qualità di testimoni dell’evento. Tutto è fermo, pieno di dettagli e relistico. Secondo l’interpretazione tradizionale, il quadro celebrava il matrimonio tra il mercante  lucchese Giovanni Arnolfini e Giovanna Cenami.

L’altra opera iconica fu la Madonna del cancelliere Rolin eseguita nel 1434. La scena è all’interno di un ambiente chiuso prospettico, con un’ampia arcata che crea un complesso gioco di luci ed ombre, e lascia intravedere la veduta di una città fluviale estremamente dettagliata. Tutto è descritto con minuzia, dagli edifici alle strade e persino i suoi minuscoli abitanti. Inoltre due figure principali, la Vergine ed il donatore, sono perfettamente bilanciate e disposti l’una di fronte all’altro. La prima, che regge il Bambino, è vestita con un lungo abito rosso sul quale sono ricamate in lettere d’oro i passi dell’ufficio mattutino recitato durante la messa. Mentre il cancelliere ha un abito decorato con preziosi ricami.

Ultimi anni

Nel 1441 l’artista morì e venne sepolto nella chiesa di san Donaziano a Bruges. Pochi anni dopo la morte la sua fama di pittore di grande statura e importanza si era già diffusa di qua e di là dalle Alpi. È considerato uno dei fondatori della scuola Olandese, la sua tecnica divenne un modello accettato dai pittori successivi e la sua influenza fu vasta in Europa.

Federica.

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