mARTEdì: il viaggio tra le immaginarie opere astratte di PAUL KLEE

In occasione dell’anniversario della sua morte, avvenuto ieri il 28 Giugno, scopriamo inseme la filosofia artistica di Paul Klee. Faremo un viaggio attraverso le sue opere più importanti, per capire meglio come la sua mente operava, e come le sue idee venissero versate sulla tela. Secondo lui, l’opera non era semplicemente una rappresentazione della realtà visibile, ma una sua espressione, ridotta molto spesso all’essenziale tramite semplici righe o campiture colorate.

Come già sappiamo Klee rappresenta, insieme a Wassily Kandinskij, il pittore che maggiormente contribuì ad una pittura fondata su caratteri astratti, a cui si unirono però complesse influenze, dalle primitivistiche alle espressionistiche, fino ad arrivare alle scomposizioni formali del cubismo. Inoltre per realizzare le sue opere, utilizzava supporti disparati: dal foglio di carta, alla tavola, alla tela, al legno. Proprio per questo possiamo parlare di una personalità artistica ricca e multiforme.

L’evoluzione stilistica di Klee

E’ possibile suddividere la vita artistica di Klee in due periodi, in base all’evoluzione della sua pittura e alla diversa concezione del colore. Nei primi anni della sua attività, fino al 1914, è soprattutto un disegnatore di incisioni in bianco e nero. Realizzerà anche opere più complesse, ma sempre utilizzando il chiaroscuro e l’acquarello di colore nero. Anche quando fa uso del colore a olio su tela, non si sofferma molto sul colore, ma si limita alla contrapposizione dei colori complementari per creare equilibrio. Fra le sue incisioni più importanti troviamo L’eroe alato e La macchina per cinguettare, dove la linea marcata diventa il fulcro principale.

L’anno del cambiamento fu proprio il 1914, quando affrontò il viaggio in Tunisia con il suo amico Delaunay, alla scoperta del colore. Qui Klee approfondisce l’acquerello e lo studio dei colori, soffermandosi in particolare sulle contrapposizioni tra colori primari e complementari. Fu proprio durante questo periodo che formulò la sua tesi sul colore, realizzando quadri molto vivaci e colati ma tendenti maggiormente all’astratto. Un esempio sono le opere Hammamet e Vista di Kairouan, dove l’artista comincia a sperimentare l’uso del colore.

Negli anni successivi, fino al 1920 diventa determinante l’influenza del razionalismo del Bauhaus, nel quale Klee insegnerà. Qui approfondisce gli studi sul colore, rinnovando anche l’uso della linea e delle tecniche di pittura in generale. E’ proprio in questo momento che il suo tratto pittorico subisce un’evoluzione, passando da un tratto marcato ed espressionista, ad un tratto semplificato, quasi in purezza. Nell’opera Ritmi rosso, verde e viola-giallo Klee utilizza tinte forti e contrastanti. creando una sensazione dinamica su forme stilizzate e strutturate dal gusto cubista intervallate da elementi naturalistici, quali alberi o siepi, che diminuiscono l’effetto astratto del dipinto.

Nell’opera Il pesce d’oro realizzata nel 1925, invece il protagonista è come un’apparizione dell’artista. E’ un grande pesce d’oro in mezzo al mare blu scuro, quasi nero, circondato da piccole piante acquatiche e pesciolini di vari colori. Il pesce sembra immobile, non trasmette nessun movimento, così il paesaggio, e sembra risplendere della luce calda irradiata dall’oro dai riflessi rossi delle sue scaglie. L’espressività infantile è lo strumento attraverso il quale l’artista porta lo spettatore a guardare al di là  di ciò che è visibile, invitandolo ad andare oltre, verso l’invisibile nascosto in ciò che è raffigurato, in un mondo astratto, magico e misterioso, oltre l’apparenza di quella realtà che rimane sullo sfondo come pretesto della rappresentazione.

Durante il viaggio in Italia nel 1926, Klee rimane profondamente colpito dai mosaici delle basiliche paleocristiane di Ravenna e rientrato in Germania adotta una tecnica nuova. E’ la tecnica Neodivisionista, attraverso la quale, con pennellate puntiformi, crea una tessitura cromatica fitta basata su dinamiche gradazioni di colori. Un esempio fu l’opera Ad Parnassum, nel quale attraverso minuscole pennellate dense di colore ricrea la luce accesa e viva dei piccoli tasselli colorati dei mosaici bizantini. Si ritrovano tonalità azzurro-verdi e giallo-arancio in continuo movimento, ma anche tocchi di bianco per dare maggiore plasticità e dinamicità all’immagine. Linee rette e oblique delineano la sagoma del monte Parnaso, o la sagoma di una casa, dimora di Apollo e delle Muse.

L’ultimo periodo di vita di Klee è caratterizzato da una produzione artistica intensa, all’insegna dell’astrattismo più estremo. Lo stile di Klee si concretizza in una combinazione di forme date da un linguaggio elementare diviso in aree di colore. Nel dipinto Sguardo dal rosso ad esempio, Klee punta sempre più all’essenzialità, attraverso una mix di colori e di segni, grazie al quale l’artista fa intravedere la realtà spogliata di tutto, scomposta ed essenziale. Pennellate nere e marcate creano segni di interpunzione, punti, linee, che delineano un profilo stilizzato in cui spicca un occhio, uno sguardo che rivela nello stesso tempo smarrimento e curiosità

Klee dipinge sino agli ultimi giorni della sua vita e nonostante la malattia, nelle sue opere di fine anni Trenta si avverte una sorta di ottimismo. Ad esempio nell’opera Parco vicino a Lu, Klee riproduce il paesaggio visto durante le sue passeggiate nella casa di cura vicino Lucerna, in cui è ricoverato. I simboli neri indicano gli alberi, i rami ed i sentieri del parco, rappresentati in forte contrasto con le zone di colore circostanti che ne stemperano il rigore. Uso sapiente del colore e geometrie astratte è la sintesi dell’artista, il traguardo che taglia alla fine della sua vita.

Federica.

2 pensieri riguardo “mARTEdì: il viaggio tra le immaginarie opere astratte di PAUL KLEE

  1. Un autore che non sono mai riuscito a comprendere ed apprezzare, proprio perché mi mancano certi presupposti per coglierne l’arte: grazie per il prezioso supporto di questo articolo 😊

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