ALMANACCO: 28 Giugno muore il pittore Paul Klee

Pittore tedesco e figura eminente dell’arte del XX secolo, Paul Klee morì il 28 Giugno del 1940. Conosciuto come esponente dell’astrattismo, in quanto considerava l’arte un discorso sulla realtà, non così come ci appare, ma rarefatta, resa essenziale, talvolta ridotta a semplici linee o campiture colorate. Questa ricerca avveniva su diverse tipologie di supporti, che vanno dalla tradizionale tela alla carta di giornale, alla juta, a cartoncini di ogni qualità e spessore.

Paul Klee nacque presso Berna, il 18 dicembre 1879, da padre musicista e madre cantante. Ecco perchè Klee, fin da bambino, fu un eccellente violinista e amante della musica classica di Bach, Mozart, Beethoven e Wagner. Nutriva invece una forte critica verso la musica moderna, sia a livello di contenuti che di significati. E’ per questo che lasciò la musica per orientarsi verso un altro tipo di arte, ovvero la pittura.

Gli esordi tra Monaco e Parigi

Nel 1901 si trasferì a Monaco di Baviera, nel quartiere degli artisti. Qui frequentò l’Accademia delle belle arti di Monaco di Baviera, dove entrò in contatto con la corrente artistica Jugendstil appassionandosi ad artisti come Gustav Klimt, William Blake e Goya. Visto il suo amore per l’arte, decise nel 1905, di viaggiare verso Parigi alla scoperta delle opere degli impressionisti e degli artisti di epoche precedenti, da Leonardo a Rembrandt. Qui fece amicizia con Robert Delaunay, pittore simultaneo-cubista, le cui ricerche sul colore e la luce lo influenzarono enormemente.

Tornato a Monaco nel 1906, entrò a far parte del gruppo di artisti espressionisti chiamato Der Blaue Reiter (il Cavaliere Azzurro), di cui Kandinsky, Macke e Munter erano gli esponenti di spicco. Insieme al gruppo espose in America, e in tutta Europa, dando vita ad opere iconiche ed innovative. Il suo stile è caratterizzato dall’uso originale della linea, dalle tecniche di pittura e dal colore. Cercava di disegnare i suoi miraggi e le sue ossessioni, leggende o visioni catastrofiche. Il suo acquerello irreale, viene realizzato con sottili scansioni cromatiche tenui e pastello, che vibrano come note sulla carta bianca. Uno vero e proprio spartito musicale del mondo che lo circonda.

Insula dulcamara

L’evoluzione tra Tunisia e Germania

Decisivo per il pittore fu il viaggio in Tunisia nel 1914, terra che lo affascina per i colori caldi e le atmosfere arabeggianti, tanto da iniziare ad utilizzare le tonalità tipiche della zona. Creò opere dove studiò la luce scagliarsi sulle dune di sabbia, interpretata nel suo linguaggio acquarellista. Arabeschi, minareti, cupole, cammelli e palme, circondati da atmosfere esotiche e fiabesche. Risulta ancora più enigmatico, in quanto esploratore del profondo e riproduttore della propria immaginazione. Ogni segno, quadrato, linea, punto consentono all’opera di crescere, quasi come un organismo vivente.

Dopo il servizio al fronte durante la prima guerra mondiale, viene consacrato a Monaco dalla sua mostra del 1919, che lo farà conoscere al grande pubblico internazionale. Questa sua fama arrivò all’architetto Walter Gropius, che lo invitò ad insegnare pittura nella Bauhaus di Weimar. Fu durante la sua cattedra che formulò la teoria della forma e del colore, sul quale scrisse anche un saggio La confessione creatrice. Dai suoi allievi venne soprannominato il Budda essendo molto distaccato da tutte le attività sociali della scuola e venne da essi considerato alla stregua di un oracolo.

Gli ultimi anni di vita

L’esperienza si concluse nel 1931, costretto dal regime nazista alle dimissioni, poichè consideravano la sua produzione, così come quella di altri, come arte degenerata. Lasciò così la Germania per trasferirsi in Svizzera, nella sua città natale, dove continuò a dipingere, nonostante i gravissimi problemi di salute dovuti ad una sclerodermia progressiva. Morì nel 1940 nella cittadina di Muralto, vicino a Locarno.

Federica.

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