ALMANACCO: 22 Giugno nasce il politico Giuseppe Mazzini

Patriota, politico, filosofo e giornalista italiano, Giuseppe Mazzini nacque il 22 Giugno del 1805. Esponente di punta del patriottismo risorgimentale, la sua azione politica contribuì in maniera decisiva alla nascita dello Stato unitario italiano e alla Giovine Italia. Per questo si parla di lui come di uno dei padri della patria, grazie alle teorie mazziniane, importanti per la definizione di moti rivoluzionari europei tesi all’affermazione della democrazia e alla liberazione della nazione.

Nato a Genova nel 1805, ottenne la prima educazione in casa. Una fase che ebbe un grande peso nella sua vita, grazie alle lezioni di sacerdoti giansenisti, a cui si aggiungono quelle della madre, estremamente religiosa e sensibile, e quelle del padre, medico che partecipò alla vita politica genovese, nostalgico del periodo rivoluzionario. A 18 anni si iscrisse a medicina nell’Università di Genova, per volere di suo padre, ma subito abbandonò gli studi per iscriversi a Giurisprudenza. Oltre a studiare legge, si appassionò alla letteratura, tanto che per tutta la vita venne influenzato dagli scritti di Goethe, Shakespeare e Foscolo.

Dall’Università al giornalismo

Nel 1821, ci fu un avvenimento che cambiò per sempre la vita e il pensiero di Mazzini. A Genova, in quel periodo passarono dei Federati piemontesi reduci dalla rivolta, che scaturirono nel giovane un trauma rivelatore, ovvero si affacciò per la prima volta al pensiero di lottare per la libertà della Patria. Fu proprio per questo, che dopo aver preso la laurea in Legge, preferì il mondo della letteratura e del giornalismo, iniziando a scrivere recensioni e articoli per alcuni giornali liguri, come l’Indicatore genovese.

Fu proprio tramite questo giornale, che Mazzini iniziò a scrivere e pubblicare recensioni di libri patriottici. Nel 1826 scrisse il primo saggio letterario, Dell’amor patrio di Dante, opera con un forte contenuto civile e morale, con l’obbiettivo di suscitare energie positive e diffondere nell’opinione pubblica il senso dell’appartenenza a una patria comune. Grazie a questa visione, Mazzini compì la sua adesione al Romanticismo, avvicinandosi al romanzo storico dantesco, visto come esempio di poesia civile e patriottica.

Dalla Carboneria alla Giovine Italia

Nel 1827, Mazzini entrerà a far parte della Carboneria, dove inizia un’intensa collaborazione con la stampa liberale. Questa attività clandestina attirò ben presto l’attenzione della polizia, che lo arrestò nel 1830 e lo costrinse all’esilio. Si recò a Marsiglia, per partecipare alla rivoluzione parigina per abbattere il trono assoluto dei Borbone ed innalzare quello costituzionale di Luigi Filippo d’Orléans. La partecipazione a queste rivoluzioni fece maturare in lui dubbi, sull’efficacia della politica della Carboneria, ritenuta inconcludente.

Con il progressivo distacco dalla Carboneria, decise di fondare una nuova formazione politica, insieme ad alcuni elementi dell’ala più radicale della Carboneria. La chiamò la Giovine Italia, un’associazione politica che ebbe lo scopo di risvegliare le coscienze italiane e di preparare l’insurrezione contro lo straniero. Un partito pubblico con l’obiettivo di effettuare un programma di educazione nazionale, ma allo stesso tempo perseguire la cacciata degli stranieri tramite l’azione violenta. Mazzini intense quindi rinunciare a qualsiasi contributo straniero e confidare unicamente sulla forza del popolo armato.

La Giovine Europa e la Repubblica Romana

La teorizzazione mazziniana, cercò di espandersi anche fuori la nazione, fondando nel 1834, la Giovine Europa, tesa a federare i popoli oppressi del continente formando una Santa Alleanza dei popoli. Il progetto fu molto ambizioso e mai portato a termine, perché prevedeva espandere una repubblica su tutto il continente europeo. Questo suo completo fallimento portò ad una fuga da parte di Mazzini, che fu costretto a rifugiarsi a Londra, intorno al 1837. Qui visse un periodo di profonda depressione sia politica che personale, ma allo stesso tempo diffuse le proprie idee collaborando con giornali e riviste, e organizzando una fitta rete di propaganda politica.

Questo esilio si interruppe nel 1848, allo scoppio dei moti durante le cinque giornate di Milano. Mazzini accorse in Italia accettando di collaborare con la monarchia in nome dell’unificazione nazionale, ma venne subito rimandato il esilio a Marsiglia. Riscese a Roma, che nel frattempo i patrioti democratici avevano proclamato repubblica, dove divenne triumviro insieme a Saffi e Armellini. Egli fu un vero capo e l’animatore principale della Repubblica Romana, lanciando un ardito programma di riforme sociali, che restò in piedi fino a che Garibaldi riuscì a tener lontane da Roma le truppe francesi di Napoleone accorse in aiuto del papa e del suo governo temporale.

Gli ultimi moti rivoluzionari fino alla morte

Una volta caduta Roma nel 1849 per mano Napoleonica, però Mazzini è costretto a riprendere la via dell’esilio, prima a Losanna, poi a Parigi, infine di nuovo a Londra. Qui fonda il Comitato democratico europeo, e lanciò il Prestito nazionale per la causa italiana, per finanziare nuove azioni armate, che si conclusero però tragicamente. I ripetuti fallimenti portarono ad un definitivo isolamento di Mazzini nello scacchiere politico italiano.

L’anno della definitiva rottura è però il 1871 quando, Parigi rifiuta di cedere all’assedio prussiano e al governo conservatore stabilitosi a Versailles e proclama la Comune rivoluzionaria. Si tratta del primo esperimento di governo operaio e socialista della storia e la sua resistenza chiama alla solidarietà le società operaie di tutto il continente. Mazzini, fomentato prese posizione contro il governo mettendo in moto numerose guerriglie rivoluzionarie, una delle quali gli procurò la prigionia nel forte di Gaeta, Riuscì comunque a liberarsi, vivendo per gli ultimi anni della sua vita a Pisa sotto il falso nome di Dr. Brown. Qui morì nel 1872.

Federica.

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