ALMANACCO: 21 Giugno si festeggia la Festa della Musica

La Festa della musica (dal francese Fête de la Musique) è una evento musicale che si tiene il 21 Giugno di ogni anno per celebrare l’importanza della musica in più di 120 nazioni in tutto il mondo. Nata nel 1982, questa festa fu iniziativa del Ministero della Cultura francese come segno di una nuova politica musicale nel paese per l’utilizzo di strumenti musicali, spesso inutilizzati che rischiavano di finire nella spazzatura. Per questa festa fu scelta la data del 21 giugno, che coincide con il solstizio d’estate, stagione allegra a cui ricondurre feste musicali.

Fu Maurice Fleuret, critico musicale e neo Direttore della musica e della Danza al Ministero della Cultura francese che decise di creare una festa gratuita, aperta a tutte le musiche, di ogni genere e di ogni pratica, incoraggiando tutti a scendere per strada e suonare con i propri strumenti e cantare senza limiti. In maniera organica, nelle piazze, nei luoghi comuni, nelle scuole, nei musei, nelle strade e perfino negli aeroporti, la musica divenne protagonista di un messaggio di accessibilità universale, di invito al viaggio, di comunione e comunicazione tra ogni popolo e cultura. 

La musica nell’arte: binomio perfetto

La musica è sempre stata veicolo di condivisione per tutti, anche per gli artisti. Arte e musica nei secoli, sono sempre state un binomio perfetto per rivelare sentimenti ed emozioni. Nei millenni della storia dell’arte, diverse opere testimoniano l’evoluzione della musica e dei suoi strumenti musicali, sin dalle prime civiltà mediterranee. Esempi sono le statuine e i vasi che trattano il tema, come il Suonatore di lira proveniente dalle Isole Cicladi o il vaso raffigurante Orfeo che suona la lira. Un tema, quello di Orfeo, ripreso anche in epoca romana come testimoniato dal pavimento musivo del Museo Archeologico di Palermo con Orfeo circondato da animali.

Già in età etrusca il concetto di musica ebbe una mutazione, legandosi agli aspetti ludici del buon vivere. Ad esempio negli affreschi della Necropoli di Tarquinia, sono raffigurati suonatori di flauti e di lire circondati da danzatori, con lo scopo di intrattenere. Interessante fu la figura dell’ “aulos” un doppio flauto che per millenni fu utilizzato prima nelle domus di patrizi ed imperatori, poi nelle regge di principi, marchesi e conti, fino ad arrivare nelle corti medievali. Testimonianze medievali di questo strumento le troviamo nell’affresco dell’Investitura di San Martino, opera di Simone Martini del 1318, ma anche nei codici miniati medievali, come quello del XIV secolo secolo, del poeta Remède de Fortune.

Qualche secolo più tardi artisti fiamminghi come Hans Memling e Hieronymus Bosch, illustrarono nelle loro tavole dei musicanti con strumenti a fiato e a corda. In questi casi, parlando di Arte e Musica nel Medioevo, non si può non tener conto della religiosità che tratta il tema in questione. Nel primo caso infatti santi o angeli muniti di strumenti musicali sono intenti a suonare e decantare le lodi di Dio, al contrario con Bosch utilizzò il tema della religione e della musica per rappresentare l’inferno. Il suono prodotto dagli strumenti non è più musica celestiale ma rumore, caos, fastidio.

Due secoli più tardi, anche Caravaggio darà al tema della musica e della religione una versione originale. Lo possiamo vedere nell’opera Riposo durante la fuga in Egitto dove l’angelo, figura celestiale e divina, scende in terra per suonare con il violino una musica dallo spartito tenuto in mano da Giuseppe. Tema molto amato dall’artista fin dai primissimi dipinti, tra cui la versione del Suonatore di liuto. Anche Carlo Saraceni, amico di Caravaggio riproduce nella sua Santa Cecilia con l’Angelo, strumenti musicali, come il grande violone sorretto dall’angelo ed il liuto suonato dalla santa. Questo per sottolineare che proprio Santa Cecilia, fu protettrice della musica, degli strumentisti e dei cantanti.

Saltando di circa due secoli, il rapporto tra arte e musica diventa più intimistico. Infatti, il suonatore ritratto nell’Ottocento è più raccolto nei suoi studi e nel suo mondo, come nel caso del Suonatore di cornamusa di Thomas Couture, è assorto nella sua musica, non curante del mondo che lo circonda. I colori caldi della tela contribuiscono a gettare sulla figura una sorta di sacralità; l’ambientazione neutra lo allontana da ogni possibile riferimento spaziale e temporale: esistono solo lui e la musica in quel momento è questo è tutto quello che conta.

Con l’arrivo del Novecento ovviamente il concetto tende ad assumere significati del tutto personali. Possiamo fare gli esempi di Henri Matisse e Pablo Picasso, che anche se contemporanei, affrontano il tema della musica secondo le loro visioni artistiche. Picasso onora la musica idealizzandola tridimensionalmente, facendogli acquisire consapevolezza attraverso una volumetria, uno spessore ed una forma concreti. L’opera Chitarra di Picasso infatti, diviene un mezzo per l’esistenza della musica, essendo uno strumento capace di riprodurre suono. Nel caso invece di Matisse, nel suo dipinto Musica, utilizza colori forti e inverosimili, facendo spiccare i personaggi con gli strumenti, seppur semplici nella loro resa pittorica, piatti, non volumetrici

A concludere, l’arte soprattutto nell’ultimo secolo, non venne rappresentata nella sua essenza, come in precedenza, ma venne adoperata dagli artisti per dare un significato visivamente emozionale alla musica. Fra tutti, ricordiamo Paul Klee che sviluppò diverse teorie sul binomio arte e musica, una tra queste riguardava l’utilizzo del grafema come elemento segnico, simile ad un pentagramma. Una sua opera interessante è il Paesaggio alberato ritmico, dove lo sfondo è visto come un pentagramma idealizzato nel quale trovano luogo note e grafemi musicali come alberi ed elementi naturali.

Di pensiero simile fu anche Vasilij Kandinskij, artista che meglio rappresenta il rapporto della musica nell’arte. Il pittore infatti nel suo scritto De Blaue Reiter, spiega la sua visione dell’arte come elemento strettamente collegato alla musica, dando voce alle emozioni suscitate da queste due espressioni artistiche, per cui ogni colore usato ha un suo corrispettivo strumento musicale.
Di uno dei suoi dipinti più celebri fu la Composizione N°VI, nel quale ogni linea sinuosa si può tramutare in musica, e se mosse creano il suono.

Federica.

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