ALMANACCO: 18 Giugno muore il pittore Giorgio Morandi

Pittore e incisore italiano, Giorgio Morandi muore il 18 Giugno del 1964. E’ considerato uno dei protagonisti della pittura italiana del Novecento ed è riconosciuto tra i maggiori incisori mondiali del secolo. La sua pittura si può definire unica e universalmente riconosciuta, grazie alle sue celebri nature morte in cui gli oggetti rappresentati (bottiglie, vasi, fiori, caffettiere), sono portati fuori dal loro contesto funzionale e analizzati nella loro pura essenza. Artista solitario e particolare, dipinge per la stragrande maggioranza nella stessa stanza dove ha abitato per tutta la vita.

Nasce a Bologna il 20 luglio 1890, e fin da subito mostra una precoce predisposizione artistica, e un forte interesse verso la pittura. Questo convinse i genitori ad iscriversi all’Accademia di belle arti di Bologna, frequentando il corso di specializzazione sulla figura, realizzando le sue prime opere. I suoi lavori giovanili partono dalle riproduzioni di opere di Cézanne, Derain e Picasso, e sviluppa allo stesso tempo anche un grande interesse per l’arte italiana del passato, in seguito ad un viaggio a Firenze dove potè ammirare i capolavori di Giotto, Masaccio e Paolo Uccello.

Gli esordi nel Futurismo e la Metafisica

Fino al 1911 la carriera scolastica fu eccellente, ma negli ultimi due anni di Accademia ebbe contrasti con i professori, a causa di interessi divergenti sull’arte, che portarono Morandi a maturare uno stile proprio e autonomo. Questo stile tutto suo entra in contatto con i futuristi e con la Metafisica, come lo si può riscontrare nelle opere come Natura morta metafisica (1918) e la Natura morta con Palla (1918). Grazie a quest’influenza, entrerà in contatto con artisti futuristi del carico di Marinetti, Boccioni e Russolo. 

Entrerà nel gruppo futurista, grazie al quale Morandi esporrà alla Galleria Sprovieri di Roma, presentando tredici tele e quattro disegni a matita. Tra i dipinti vi sono il Ritratto della sorella, 6 Paesaggi e alcune Nature morte di vetri. Ottenne la sua fama, diventando nel 1918 uno dei massimi interpreti della scuola metafisica insieme a Carrà e de Chirico. Le sue opere si concentrano su pochissimi e modesti soggetti, come bottiglie, vasi, fiori, caffettiere continuamente rielaborati e approfonditi.

Dal plasticismo al ritorno metodologico e rigoroso

Successivamente al 1920 le sue opere si fanno più plastiche, grazie al legame con Leo Longanesi, sia per il loro costante dialogo culturale, sia per una profonda amicizia. Si accostò, grazie a quest’ultimo al gruppo “Valori plastici”, recuperando nelle sue opere la fisicità delle cose e la realtà del mondo, ma comunque mantenendo una visione personalissima. Un esempio, fu l’opera Natura morta con l’orcio, presentata alla mostra di Firenze, all’interno di catalogo commentato acutamente da de Chirico. Vista la sua fama, l’artista bolognese venne anche invitato alla Biennale di Venezia del 1928, presentando quattro acquaforti e una cartella di incisioni nella sala del bianco e nero.

A partire dagli anni Trenta però si concentra sulle nature morte, dove applica una ricerca formale metodica e rigorosa, ritornando ai suoi studi giovanili. Le sue opere diventano così una sintesi tra il realismo di Chardin e le semplificazioni formali di Cézanne. I suoi temi sono sempre gli stessi, ma la sua pittura diventa una meditazione paziente, profonda ed intellettuale degli oggetti raffigurati, approfondendone il ritmo, i contorni, i riflessi. Questa meditazione e rigorosa contemplazione rispecchiava il suo carattere silenzioso, pacato ed austero. Sempre negli ani ’30, ottenne la cattedra di Incisione all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

I riconoscimenti e la morte

Anno particolarmente significativo è il 1939, dove alla Quadriennale di Roma, Morandi allestì un’intera sala personale con 42 oli, 2 disegni e 12 acqueforti, ottenendo il secondo premio per la pittura, alle spalle del più giovane Bruno Saetti. Qui la sua immagine viene ormai considerata come quella di uno dei maestri più importanti del secolo, tanto da essere riconosciuto e ricercato anche dai più esclusivi ambienti internazionali del Nord Europa e negli Stati Uniti.

Ma all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, l’artista, decise di ritirarsi sugli Appennini dove svilupperà dei lavori dedicati ai paesaggi. A lungo malato, Giorgio Morandi si spegne a Bologna il 18 giugno 1964.

Federica.

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