ALMANACCO: 16 Giugno nasce lo scrittore Giovanni Boccaccio

Scrittore e poeta italiano, Giovanni Boccaccio nacque il 16 Giugno del 1313. Conosciuto anche come il Certaldese per il luogo di nascita, fu una delle figure più importanti nel panorama letterario europeo del XIV secolo, insieme a Dante e Petrarca. Definito anche il maggior prosatore europeo del suo tempo, e scrittore versatile capace di amalgamare tendenze e generi letterari diversi all’interno di opere originali, grazie a un’attività creativa mirata allo sperimentalismo.

Nato a Certaldo, in provincia di Firenze, da una relazione extraconiugale, fatto che pesò fin da subito sulla psiche del Boccaccio. Riconosciuto però in tenera età dal padre, fu accolto verso il 1320 nella casa paterna e mandato a studiare presso la scuoletta di Giovanni Mazzuoli da Strada, nella quale imparò le basi del latino e delle arti liberali, studiando anche la Divina Commedia di Dante Alighieri.

Il periodo napoletano

Anche se inizialmente indirizzato alla professione di mercante dalla famiglia, Boccaccio sin da adolescente fu amante della cultura della lettura. Infatti dopo soli due anni di Giurisprudenza all’Università di Napoli, il giovane lasciò per dedicarsi alle lezioni poetiche di tradizione stilnovista e di lingua volgare. Fu proprio a Napoli che incominciò a frequentare la corte degli Angiò, scrivendo sia in latino, sia in volgare e componendo opere come il Teseida, il Filostrato e la Caccia di Diana. Secondo la tradizione stilnovistica, iniziò anche a crearsi una propria musa letteraria, ovvero Fiammetta, forse tale Maria d’Aquino, figlia illegittima di Roberto D’Angiò.

Nel 1340, però dovette ritornare improvvisamente a Firenze a causa dei problemi economici paterni. Qui si aprì per lui un periodo di sofferenza per la vita ristretta e provinciale, per le ristrettezze economiche, e soprattutto per l’arrivo della peste nera, che prese suo padre nel 1348. Nonostante quest’insofferenza emotiva però, Boccaccio continuò a scrivere, allontanandosi dalla letteratura cortese di Napoli, per avvicinarsi alla narrativa realistica e popolareggiante, tipica della cultura medievale. Questa nuova visione utilizzata per accattivarsi l’animo dei suoi concittadini, raggiungerà il suo apice nella stesura del Decameron, composto fra 1349 e 1353. 

Il Decameron

Il Decameron, fu la sua opera più celebre, e consiste in una raccolta di novelle che ad oggi definiamo un assoluto capolavoro e un punto di riferimento per tutta la letteratura umanistica in prosa successiva. Secondo la tradizione medievale, l’opera venne divisa in modo ordinato, attraverso una cornice di partenza che raccoglie 100 novelle, distribuite su 10 giorni da cui scaturisce il titolo dell’opera (deca = dieci; emeron = giorno). L’autore racconta la storia di una brigata formata da sette ragazze e tre ragazzi, che per sfuggire alla peste nera del 1348, decidono di rifugiarsi in una villa in campagna, e di intrattenersi raccontandosi a vicenda dieci novelle al giorno, una per ogni componente del gruppo.

Ogni novella raccontata ha, ovviamente, una sua trama, che rappresenta la sottocornice dell’opera. Il tema di ogni novella viene scelto, a turno, dal ragazzo di brigata che in quella precisa giornata diviene il Re o la Regina. Ispirato ai classici e alla letteratura popolare, il Decameron ebbe un tono comico e canzonatorio, con la volontà primaria di compiacere e divertire le donne. I temi principali sono l’amore e il desiderio amoroso, l’avventura e la fortuna e il confronto fra male e bene. Proprio legato a quest’ultimo tema, farà riferimento all’ipocrisia e al malcostume, criticando fortemente il clero e la politica, ma anche alla peste, metafora del male.

Dall’amicizia con Petrarca all’Umanesimo

Nel frattempo Boccaccio si lega in amicizia a Petrarca, già divenuto per lui emblema di letterato e intellettuale, durante il suo soggiorno napoletano. L’incontro di persona con il grande poeta avvenne in occasione del Giubileo del 1350, quando Boccaccio giunse a Roma per fuggire dalla peste. Da questo incontro nacque un rapporto profondo fra i due, che permise a Boccaccio di sorpassare la mentalità medievale e di abbracciare il nascente Umanesimo. Fu proprio per questo che si distacca dalla produzione in volgare per dedicarsi in modo esclusivo allo studio dei classici.

Nell’ultimo ventennio della sua vita Boccaccio si dedicò quindi, sia ad opere legate alla nuova visione umanistica sia a quelle in lingua volgare, continuando quel filone che nacque in lui durante gli anni napoletani. Nel primo caso scrisse opere enciclopediche e divulgative, tra cui la Genealogia deorum gentilium, il De montibus, e il De mulieribus claris. Nel caso della letteratura in lingua volgare, invece si ricorda principalmente Il Corbaccio, datato dopo il 1365 e nettamente in controtendenza rispetto alla considerazione positiva che le donne ebbero da sempre nella sua letteraria. In quest’opera infatti, la simpatia e l’antica ammirazione per le donne si trasformano in una aperta misoginia. Da segnalare, infine, le Esposizioni sopra la Comedia, frutto dei suoi commenti sull’opera dantesca, tenuti poco prima della morte, avvenuta nel 1375,

Federica.

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