mARTEdì: la sensuale ma fedele Venere di Urbino di TIZIANO VECELLIO

Oggi, come ogni Martedì, prenderemo in analisi uno dei più grandi artisti della storia dell’arte, parliamo di Tiziano Vecellio. Per capire meglio il suo stile e la sua poetica artistica, prenderemo in esame una delle sue opere più belle e sensuali, considerata una dei quadri più popolari del Cinquecento, infatti furono numerose le copie e le riproduzioni nel corso dei secoli successivi.

Parliamo della Venere di Urbino, un dipinto ad olio su tela realizzato intorno al 1538 e visibile oggi agli Uffizi di Firenze. Venne acquistata dal duca di Urbino, Guidobaldo della Rovere, solamente per un capriccio amoroso, in quanto mostrava una “donna ignuda”. In effetti, si tratta di una delle opere più importanti di nudo femminile in ambito artistico, modello anche per artisti successivi, come Manet, Ingres, Giorgione. Ma fu anche un’opera che fece molto discutere nel sesto secolo.

Descrizione della scena

La donna nuda, in primo piano è distesa e dipinta con un attenzione estremamente realistica, occupando interamente la porzione inferiore del dipinto, da sinistra verso destra. A rendere eccezionale questa Venere sono soprattutto i dettagli: è lo sguardo a colpire lo spettatore, a metà tra la sfida ed il pudore. Inoltre con una mano è intenta a coprirsi le parti intime, alludendo al tema classico della Venus Pudica, mentre con l’altra mano lascia cadere delle rose rosse, fiore sacro della dea che simboleggia la bellezza. Una bellezza fisica che però con il tempo appassisce.

La Venere è adagiata sopra un letto di materassi rosso porpora, sul quale è disposto un lenzuolo panneggiato con pieghe morbide e eleganti. Sul lenzuolo si trova un cagnolino, simbolo per eccellenza della fedeltà, che si trova nella destra della scena. Qui tutta la camera, ha un arredamento moderno, lontana dal mondo greco e romano, ai quali apparteneva in origine la Venere. Inoltre sullo sfondo ci sono due ancelle, che stanno cercando delle vesti per vestire la dea, una piegata davanti ad una cassapanca, mentre l’altra è in piedi con un vestito sulla spalla. Nella stanza si apre inoltre, una grande finestra colonnata al centro, dalla quale si scorge un giardino alberato.

Simbolismo tra sensualità e fedeltà

Ma se le rose che Venere tiene in mano, i suoi capelli sciolti e le lenzuola disfatte sono evidenti simboli erotici e sensuali, altri dettagli come l’anello al dito, il cane ai piedi della donna e la pianta di mirto sul davanzale rimandano al tema del matrimonio e dell’amore eterno. Questo doppio simbolismo servì per giustificare la destinazione del dipinto, con il quale Guidobaldo della Rovere, voleva fornire un modello erotico appropriato e culturalmente elevato, alla sua giovanissima sposa. Sperava in pratica di convincere la sua sposa a non rinunciare all’aspetto amoroso del loro matrimonio e allo stesso tempo le ricordava i suoi doveri coniugali. Tiziano fa quindi riferimento all’importanza della dimensione erotica nel matrimonio.

Anche i colori morbidi e ambrati del corpo della dea e del biondo ramato dei suoi capelli assecondano la dolce e rassicurante sensualità della scena, mentre il rosso del materasso e dei fiori, è allusivo alle passioni, però smorzato dal bianco del lenzuolo e dei cuscini. Questo netto contrasto tra le tonalità chiare e scure mettono in risalto il corpo della protagonista, su uno sfondo scuro, caratterizzato da colori tendenti al grigio e al bruno. L’uso esclusivo della pittura tonale per la costruzione dell’immagine fa si che Tiziano divenne un grande esponente del tonalismo veneto.

La composizione e l’inquadratura

La composizione della Venere di Urbino è particolarmente articolata. Il primo piano è occupato dalla linea obliqua che corre lungo il corpo della Venere, mentre il secondo piano è diviso verticalmente dalla cortina che separa la scena sul fondo. Lo spazio geometrico è rappresentato dalla scansione di questi piani, e da più centri psicologici di interesse, anche se ad attirare l’attenzione dello spettatore rimane il corpo e lo sguardo della Venere.

Federica.

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