ALMANACCO: 15 Giugno viene fondata la Biblioteca Medicea Laurenziana

La Biblioteca Medicea Laurenziana, anticamente chiamata Libreria Laurenziana, venne fondata il 15 Giugno del 1444 da Cosimo il Vecchio de’ Medici, per volere papale. Conosciuta come una delle principali raccolte di manoscritti al mondo, nonché un importante complesso architettonico di Firenze, disegnato da Michelangelo Buonarroti tra il 1519 e il 1534. Si tratta a tutt’oggi di una delle biblioteche più insigni al mondo.

Il nome Laurenziana deriva dal fatto che la biblioteca è accessibile dai chiostri della basilica di San Lorenzo a Firenze; e l’aggettivo Medicea si riferisce invece al nucleo originario di libri provenienti dalle collezioni librarie di membri della famiglia Medici. Fu infatti Cosimo I de’ Medici ad aver fondato questa biblioteca, inizialmente formata da raccolte private e collezioni di manoscritti della famiglia, e poi successivamente ampliata e resa pubblica nel 1571.

Storia della Costruzione

I locali della Biblioteca furono progettati inizialmente da Michelangelo per volere del cardinale Giulio de’ Medici, poi divenuto papa Clemente VII. La costruzione procedette lentamente, e Michelangelo dovette abbandonare Firenze nel 1534 per recarsi a Roma, e per questo si affidò il resto del cantiere ad altri architetti. Fu infatti Cosimo I de’ Medici, che si impegnò nella ricerca di architetti che continuarono i lavori, sempre sotto la direzione di Michelangelo da Roma. I lavori vennero comunque controllati da quest’ultimo, mediante l’invio di istruzioni, modelli e disegni a vari artisti fiorentini presenti sul cantiere tra cui il Tribolo, l’Ammannati e il Vasari.

La Biblioteca fu una delle maggiori realizzazioni dell’artista fiorentino in campo architettonico, importante anche per le decorazioni e l’arredo interno. L’opera consiste in una totale e piena espressione del Manierismo michelangiolesco, nel quale si nota la sua libertà linguistica rispetto ai canoni classici e alle regole compositive. L’edificio venne collocato al primo piano di uno dei
chiostri del complesso di San Lorenzo, e il suo spazio suddiviso in tre ambienti: il vestibolo, la sala di lettura e la stanza dei libri rari, quest’ultima mai realizzata.

Il progetto michelangiolesco

Inizialmente il progetto prevedeva un’altezza inferiore, pari a quella della sala di lettura con un’illuminazione proveniente dall’alto, data da lucernari sul soffitto. Idea che però venne rifiutata dal Papa, tanto che Michelangelo dovette, con enormi difficoltà tecniche, rialzare le pareti per aprirvi finestre che garantissero comunque l’ingresso della luce dall’alto. Il Vestibolo, di pianta quadrata funge d’accesso alla biblioteca, e venne disegnato come un cortile chiuso con facciate rovesciate sull’interno.

Esso è dominato da una grande scalinata in pietra serena realizzata nel 1559 dall’Ammannati su modello michelangiolesco, che però l’aveva pensata in legno di noce. La grande scala a tre rampe parallele, prende tutto lo spazio spingendo il visitatore verso la sala di lettura che si trova in cima. Ai lati della scalinata, vi sono pareti interne con ordini sovrapposti disegnate come se fossero un’architettura esterna. In questo caso gli elementi architettonici vengono utilizzati per il loro valore plastico, come in una grande scultura, senza logica strutturale e funzionale.

L’imponente sala di lettura

Una volta entrati nella grande sala di lettura, ci ritroviamo in un ambiente longitudinale, in stile cinquecentesco, uno dei pochi al mondo ancora integri. Al suo interno ci sono 88 banchi lignei, detti plutei, con seduta e leggio, disposti in due file parallele e su disegno di Michelangelo. Essi avevano la duplice funzione di leggio e di custodia, in quanto i codici venivano conservati nei ripiani inferiori ed erano liberamente consultabili assicurati al banco per mezzo di catene. La serie di libri disposti secondo una precisa sequenza, veniva elencata su delle tabelle appese di fianco a ciascun banco.

Inoltre la sala riportava altri elementi di spicco, come il soffitto in legno di tiglio intagliato e le splendide vetrate, decorate con gli stemmi medicei progettate da Vasari. Esse si aprivano su pareti intelaiate da una sequenza ritmica di lesene in pietra serena. Un’altra particolarità era il bellissimo pavimento realizzato in cotto rosso e bianco. Per volere di papa Clemente VII, inoltre il progetto prevedeva un terzo ambiente all’estremità della Sala di Lettura, ovvero una libreria segreta per ospitare i libri più preziosi. Buonarroti progettò questa stanza dei libri rari, come un triangolo massiccio, che per difficoltà economiche di vario genere, non venne mai realizzato.

Le raccolte e i manoscritti

Nel nucleo originario dei codici, conservati ancora oggi nella biblioteca, si riflette il colto clima umanistico della famiglia Medicea. Solamente negli anni ’40 Cosimo I de’ Medici, donò gran parte della sua biblioteca personale al Convento di San Marco, facendola diventare di dominio pubblico. Oltre a questo fondo, che conta oltre 3.000 manoscritti, le raccolte vennero ampliate costantemente con trattati e libri appartenenti ad altri esponenti della famiglia. Ad esempio fu Anna Maria Luisa de’ Medici, ultima discendente della famiglia, a trasferire le grandi raccolte artistiche all’interno della biblioteca, conosciute sotto il nome di Mediceo Palatino. Ma possiamo ricordare anche i libri provenienti della Biblioteca di Santa Maria del Fiore.

Vennero poi aggiunte raccolte private ed ecclesiastiche, e numerosi manoscritti orientali in ebraico, persiano, arabo, turco, ecc, contenenti grammatiche, lessici e testi scritturali. Infine per la grande quantità di manoscritti arrivati dal convento di San Marco, fu predisposto un fondo apposito, contenenti le raccolte dei grandi umanisti. Ad oggi quindi, essa custodisce 68.405 volumi a stampa, 406 incunaboli, 4.058 cinquecentine e, soprattutto, 11.044 pregiatissimi manoscritti, nonché la maggiore collezione italiana di papiri egizi.

Federica.

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