ALMANACCO: 4 Giugno muore l’avventuriero e il donnaiolo Giacomo Casanova

Avventuriero, scrittore, poeta, alchimista, esoterista, diplomatico, scienziato, filosofo e agente segreto della Serenissima, Giacomo Casanova fu tutto questo. Nella data della sua morte avvenuta il 4 Giugno del 1798, ricordiamo una delle figure più vivaci del settecento veneziano. Benché ebbe svariate professioni, viene ricordato ad oggi principalmente per essere un avventuriero e per la sua vita amorosa molto movimentata, tanto che il suo nome divenne simbolo del raffinato seduttore libertino.

Nato nell’aprile del 1725 a Venezia, da due attori, sempre in viaggio per lavoro. All’età di nove anni andò a Padova, per studiare alla scuola dell’abate Antonio Gozzi, ampliando le sue conoscenze culturali, dalla letteratura alla scienza, fino alla musica. Divenne inoltre esperto dei grandi classici e conosceva a memoria l’Ariosto e Orazio. Nel 1737, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza, ma più che agli studi iniziò ad appassionarsi alle donne.

I primi viaggi, tra religione e cattiva condotta

Nel 1743 rientrò a Venezia a causa della morte della nonna Marzia, evento che turbò molto Casanova. Nello stesso anno fu rinchiuso nel Forte di Sant’Andrea, a causa della sua condotta piuttosto turbolenta, in modo da correggere il carattere. anzi anche qui trovò modo di frequentar donne, ma gli capitò inopinatamente di prendersi la prima di una serie di infezioni sessualmente trasmissibili. Gli anni successivi rappresentarono un periodo turbolento attraverso il susseguirsi di diverse esperienze, da quella ecclesiastica fino a quella militare.

Partì prima per la Calabria, seguendo il vescovo di Martirano, ma una volta a destinazione, spaventato dalla povertà del luogo, chiese ed ottenne il congedo. Successivamente si dedicò ai viaggi, arrivando a Napoli e poi a Roma, dove nel 1744 prese servizio presso il cardinal Acquaviva, ma anche quest’esperienza si concluse a causa della sua condotta imprudente con una ragazza minorenne. Si spostò poi ad Ancona, dove ebbe una delle sue strane avventure, innamorandosi di un cantante castrato, convinto che si trattasse di una donna. Malgrado i continui e frequenti viaggi rimarrà sempre profondamente veneziano, innamorato della sua città. 

L’amore per i viaggi, i soldi e le donne

Ritornò quindi a Venezia, dove si guadagnò da vivere suonando il violino nel teatro di San Samuele. Qui conobbe il patrizio veneziano Matteo Bragadin, che trattandolo come un figlio migliorò sostanzialmente le sue condizioni economiche. Grazie alla sua nuova condizione agiata, e amante della “dolce vita”, iniziò a frequentare teatri, bische e casini, organizzando cene eleganti per tantissime donne diverse, anche sposate. E’ proprio in questo periodo che divenne l’iconico Latin lover rubacuori ma, per una delle solite sue imprudenze, gli convenne scappare da Venezia, agli inizi del 1749.

Lasciata Venezia, si diresse in Francia, nello specifico a Lione dove aderì alla Massoneria, non tanto per inclinazioni ideologiche, ma piuttosto per conoscere personaggi ricchi ed importanti a cui chiedere favori. Nello stesso periodo si recò a Parigi dove imparò il francese, che sarebbe divenuto la sua lingua letteraria. Continuò i suoi innumerevoli viaggi in Svizzera, Olanda, Germania, Inghilterra, Prussia, Russia e Spagna. Durante il suo vagabondare per l’Europa scrive molti libri quali Storie della mia fuga e il romanzo Icosameron.

Gli ultimi anni di vita

Dopo anni di assenza, tornò a Venezia nel 1753, ma a causa del suo cattivo carattere e le vecchie abitudini, lo portarono a farsi dei nemici, al punto da farsi arrestare e rinchiudere. Venne accusato di libertinaggio compiuto con donne sposate, di spregio della religione e in generale di comportamento pericoloso per la stabilità del regime aristocratico. Dopo 15 mesi di reclusione, riuscì ad evadere, raggiungendo nuovamente Parigi.

Rimasto senza fonti di sostentamento, si dedicò all’attività di scrittore, scrivendo la storia della sua vita nel libro Mémoires, una vera e propria testimonianza delle sue avventure, delle innumerevoli conquiste galanti, dei viaggi e più in generale del suo il suo modo di vivere. Negli ultimi anni della sua vita, abitò a Duxin, in Boemia, dove svolse la mansione di bibliotecario nel castello del conte di Waldstein, fino al giorno in cui si spense definitivamente, il 4 giugno 1798.

Federica.

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