mARTEdì: alla scoperta della Cappella degli Scrovegni di GIOTTO

Considerato uno dei padri dell’arte italiana, Giotto è stato un pittore e architetto rivoluzionario che segnò con il suo ingegno la storia dell’arte. Fu proprio lui ad introdurre l’uso della prospettiva, sfruttando la potenza del chiaroscuro ed avvicinare le sue opere alla realtà. Le storie su di lui raccontano di un’abilità nel disegno leggendaria, tanto da riuscire a disegnare a mano libera un cerchio perfetta.

Una delle opere più importanti che Giotto realizzò, fu la Cappella degli Scrovegni, decorata intorno al 1300 a Padova. Venne commissionata dal ricchissimo banchiere Enrico Scrovegni, che acquistò un terreno per edificarvi un piccolo ambiente a una sola navata inizialmente dedicato a Santa Maria della Carità. Venne successivamente chiamata Cappella degli Scrovegni, perchè collegata in origine al Palazzo degli Scrovegni, abbattuto nel 1827.

Descrizione e caratteristiche

Considerata uno dei massimi capolavori dell’arte occidentale, la Cappella degli Scrovegni venne decorata con affreschi da Giotto, ormai quarantenne e all’apice della sua fama. Scelse di ricoprire l’intera superficie muraria della Cappella con un vasto e articolato ciclo di affreschi, un vero e proprio progetto iconografico e decorativo unitario, ispirato da un teologo agostiniano Alberto da Padova. La particolarità di questi affreschi è data dagli sfondi, realizzati con l’azzurrite applicata a secco, rendendo il colore più intenso.

Le pareti della navata presentano nella parte più bassa, un alto zoccolo di finti marmi realizzati in modo realistico, dai quali si aprono alcune nicchie con le 14 allegorie dei Vizi e delle Virtù dipinte in monocromo. Esse rappresentano il percorso del settimo giorno, e simboleggiano il viaggio verso la Beatitudine, anche in rapporto agli affreschi soprastanti. Sono quindi due percorsi terapeutici e di salvezza, che Giotto riprende dalla teologia Agostiniana.

La parte alta dell’aula, si presenta interamente affrescata su tutte e quattro le pareti, con grandi scene figurate, disposte su tre registri sovrapposti, disposti secondo un ordine narrativo. Il ciclo pittorico, incentrato sul tema della salvezza, ha inizio con le Storie di Gioacchino ed Anna nella parete a sud, e continua con le Storie di Maria nella parete nord. La narrazione continua nella lunetta in alto sull’Arco Trionfale dell’altare, con le scene dell’Annunciazione e l’Eterno. Il ciclo ricomincia, nel secondo registro con le Storie di Cristo che continuano, anche sul terzo registro più in basso. L’ultimo riquadro della Storia Sacra è la Pentecoste.

Il ciclo di affreschi è concluso da una grande raffigurazione del Giudizio Universale, che occupa tutta la controfacciata. Al centro esatto c’è la mandorla iridata con Cristo Giudice, circondato dai 12 apostoli seduti in trono, in alto le schiere angeliche e in basso l’orrore dell’Inferno con due processioni di eletti. La grande croce centrale, crea una linea verticale che prosegue verso l’alto idealmente fino alla grande finestra trilobata, simbolo della trinità divina. In alto due angeli stanno arrotolando il cielo, come fosse un tappeto, mostrando in tutto il loro splendore le porte della Gerusalemme celeste. 

La volta della Cappella presenta uno spettacolare cielo stellato, ricco di stelle ad otto punte, simbolo dell’ottavo giorno, e quindi al tempo di Dio, all’Eternità. Essa è attraversata da tre fasce trasversali decorate che la dividono in due grandi riquadri, al centro dei quali sono presenti due grandi tondi con la Madonna col Bambino e il Cristo benedicente. Quest’ultimo ha pollice, anulare e mignolo uniti (simbolo della Trinità), mentre indice e medio sono intrecciati (simbolo della doppia natura umana e divina). Intorno ad essi, otto Profeti nei tondi più piccoli.

Per quanto riguarda il Presbiterio, l’abside e la sacrestia sono spazi in cui non può accedere. Le sei grandi scene sulle pareti laterali del presbiterio, non sono state affrescate da Giotto, ma dal cosiddetto Maestro del coro Scrovegni, e sono dedicate all’ultimo periodo terreno della Madonna. Anche queste scene, in linea con il lavoro di Giotto, seguono un percorso di lettura prende avvio in alto, sulla parete di sinistra, e scende per poi risalire lungo la parete opposta. Rappresentano le seguenti sei scene: Annuncio della morte a Maria, Saluto degli apostoli al capezzale di Maria, Dormitio Virginis, Funerali di Maria, Assunzione ed Incoronazione.

Lo stile degli affreschi

Le scene hanno una composizione narrativa semplice e chiara, non vi è un affollamento dei personaggi, che risultano essere pochi nelle storie, ma ricchi di gesti, posture, sentimenti ed espressioni. Giotto coglie la personalità di ogni personaggio tanto che dai volti traspaiono lo stupore, il dolore, la disperazione, la gioia, l’attesa, la spiritualità, i più diversi sentimenti. Le figure hanno un volume realistico, dato da una stesura pittorica morbida e densa, che rende le figure più piene e meno taglienti. Le scene hanno la solennità degna della loro sacralità, sono sempre maestose e importanti, date dall’equilibrio tra la statuaria classica e le eleganze del gotico.

Anche le architetture di sfondo sono chiare e reali, proporzionate con le figure che interagiscono con esse. Per esempio nella Presentazione della Vergine al Tempio vi sono tante forme combinate che creano un gioco di vuoti e pieni, anche date dall’alternarsi di luci ed ombre. Anche la Cacciata dei mercanti dal Tempio presenta un’articolata costruzione tridimensionale. Un altro raggiungimento tecnico di questi affreschi è la rappresentazione dell’aureola in scorcio prospettico nelle figure di profilo, in sintonia con la prospettiva dello spazio.

Federica.

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