ALMANACCO: 1 Giugno muore il poeta Giuseppe Ungaretti

Oggi ricordiamo uno dei principali esponenti della letteratura italiana del XX secolo, Giuseppe Ungaretti, che morì il 1° Giugno del 1970. Poeta, scrittore, traduttore e accademico italiano, venne considerato precursore dell’Ermetismo, in quanto la sua poesia si forma di componimenti brevi, costituiti da poche parole essenziali e da analogie a volte ardite.

Nato ad Alessandria d’Egitto nel febbraio del 1888, da genitori lucchesi, emigrati in Egitto al tempo dei lavori per lo scavo del canale di Suez. Venne iscritto in una delle più facoltose scuole della città, la svizzera École Suisse Jacot. Durante questo periodo nacque l’amore per la poesia, avvicinandosi alla letteratura francese e a quella italiana, iniziando così a leggere le opere di Rimbaud, Mallarmé, Leopardi, Nietzsche e Baudelaire.

Gli studi e la Guerra

Nel 1912 si trasferì a Parigi per intraprendere gli studi universitari in Filosofia, dove conobbe importanti personalità dell’ambiente artistico internazionale, tra cui Guillaume Apollinaire, con il quale strinse una solida amicizia. Qui perfezionò le conoscenze letterarie e lo stile poetico, iniziando anche una collaborazione per la rivista Lacerba, nella quale pubblicò alcune sue liriche, in cui è presente l’influenza del Futurismo. Finiti gli studi, decide di partire come volontario per la Prima Guerra Mondiale.

Nel 1915, nel momento in cui l’Italia entrò in guerra, Ungaretti fece parte del 19° reggimento di fanteria, spostatosi in Francia per combattere. A seguito delle battaglie sul Carso, cominciò a tenere un taccuino di poesie, che furono poi raccolte e pubblicate successivamente con il titolo di Il porto sepolto. Questa fu per lui una forte e drammatica esperienza al fronte, circondato e asfissiato dalla morte, tanto da scrivere poesie fulminanti, rapide, concise, dove l’emozione cerca la costante complicità del lettore.

La poetica tra due delle sue opere più importanti

Nella raccolta Il porto sepolto, Ungaretti introduce tutte le sue emozioni provate in battaglia, trasferendole attraverso una scrittura diretta e compatta che arriva immediatamente al lettore. Rompe con tutte le regole tradizionali della poetica, esaltando invece, una tensione espressiva che nasce dall’urgenza di dire molto, ma con poche parole. Anche il titolo è pregno di significato e allude ad un porto reale nei pressi di Alessandria. In questo caso, il porto sepolto è il mistero, l’assoluto, alla cui ricerca il poeta si pone per potervi approdare come in un porto di pace.

Nel 1931 pubblica l’Allegria, un momento chiave della storia della letteratura italiana, e raccoglie le poesie della precedente opera. Ungaretti rielabora in modo molto originale lo stile formale dei simbolisti, in particolare i versi spezzati e la punteggiatura assente, coniugandolo all’esperienza atroce della morte in guerra. Crea spazi bianchi attorno alle parole, per dare l’idea del loro emergere dal silenzio dell’anima, tecnica che influenzò profondamente i poeti ermetici. La poesia di Ungaretti sarebbe incomprensibile senza collocarla all’esperienza della guerra, che anche in questo caso, è lampante nei versi. Dunque, il motivo biografico diventa un assoluto, un grido che si leva dal nulla della guerra, e grazie alla forma in cui viene tradotto in parola, assume il valore di una rivelazione continua, valida per tutti. 

Il cambiamento romano e l’esperienza in Brasile

Nel 1921, si trasferì con la famiglia a Marino, in provincia di Roma e collaborò all’Ufficio stampa del Ministero degli Esteri, svolgendo un’intensa attività letteraria su quotidiani e riviste. Questo periodo segnò un grande cambiamento, aderì al fascismo, firmando il Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925, e qualche anno più tardi, si convertì al cattolicesimo, come testimoniato anche nell’opera Sentimento del Tempo. in quest’opera avviene un profondo cambiamento stilistico dettato dalla necessità di ricollegarsi alla tradizione classica, recuperando i versi tradizionali. Resta, però sempre la stessa importanza data alla parola anche se l’esito è diverso.

Ha inoltre viaggiato molto per tenere varie conferenze ed ha ottenuto molti riconoscimenti ufficiali. In uno di questi viaggi, in Argentina gli venne offerta la cattedra di letteratura italiana presso l’Università di San Paolo del Brasile, che Ungaretti accettò, trasferendosi lì con tutta la famiglia. A San Paolo, morirà il figlio Antonietto all’età di nove anni, lasciando il poeta in uno stato di dolore evidente in molte delle sue poesie successive, raccolte ne Il Dolore e in Un Grido e Paesaggi. Quel dolore diventa un canto altissimo e puro, che rimanda sempre a un amore tenerissimo e orgoglioso verso la vita.

Vita di un uomo e gli ultimi anni

Nel 1942 Ungaretti ritornò in Italia, dove venne nominato Accademico d’Italia e professore di letteratura moderna e contemporanea all’Università “La Sapienza” di Roma. Inoltre, nello stesso anno, iniziò la collaborazione con la casa editrice Mondadori, che pubblicò gran parte delle sue opere, tra cui l’opera omnia di Ungaretti, intitolata Vita di un uomo. Una vera autobiografia poetica, che racchiude tutte le sue poesie.

Negli ultimi anni, Ungaretti ottenne particolare successo grazie alla televisione, prima come sceneggiatore dell’Odissea di Franco Rossi, poi come lettore ufficiale di brani tratti dal poema omerico, suggestionando il pubblico grazie alla sua espressività di declamatore. Fu nel 1969 che scrisse la sua ultima poesia, L’Impietrito e il Velluto, pubblicata il giorno del suo 82esimo compleanno. Morì a Milano, l’anno successivo per una broncopolmonite.

Federica.


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