ALMANACCO: 31 Maggio muore il pittore Tintoretto

pittore italiano e definito uno dei massimi esponenti della pittura veneta, Tintoretto morì il 31 Maggio del 1594. Considerato un artista di spicco del manierismo, è stato soprannominato “Tintoretto” a causa del mestiere paterno, tintore di tessuti di seta. Inoltre ottenne l’appellativo di Il furiosoil terribile, per il suo carattere forte e il suo uso drammatico della prospettiva e della luce, che lo ha fatto considerare il precursore dell’arte barocca.

La sua data di nascita non è certa. Da suo padre prende la passione per la pittura, aiutandolo a miscelare i colori per i tessuti e mostrare il suo talento artistico, tanto che il padre lo mandò nella bottega dal grande Tiziano, dove però restò solo pochi giorni. La leggenda racconta, infatti, che il maestro lo cacciò via dopo pochi giorni, perché lo riteneva troppo bravo e temeva che con gli anni sarebbe potuto diventare un temibile rivale.

Le sue prime opere

Già nel 1539 Tintoretto realizzava le sue prime opere, firmandosi come “maestro”, dunque aveva già aperto una bottega propria a Venezia. La sua prima commissione gli giunse da Vettor Pisani, nobile e ricco banchiere, che in occasione delle sue nozze, affidò al giovane Tintoretto, la realizzazione di 16 tavole che illustrassero le Metamorfosi di Ovidio. Fu solo il primo dei tanti palazzi veneziani che Tintoretto decorò con le sue opere nel corso della sua lunga carriera.

Nel 1562 ad esempio, realizzò quattro immagini per la Sala Capitolare della Scuola Grande di San Marco: Il Ritrovamento del corpo di San Marco, il Trasporto del Corpo di San MarcoUn devoto del Santo e il Miracolo di San Marco che libera lo schiavo. Quest’ultima fu una delle sue opere più importanti, apprezzata anche dall’Aretino. Sempre per la Scuola di San Marco, lavora fino al 1566 alle tre tele raffiguranti i miracoli postumi del Santo.

La Scuola Grande di San Rocco

Forse l’incarico più prestigioso della sua carriera, fu la decorazione dei muri e del soffitto della Scuola Grande di San Rocco, per la quale ci lavorò per più di venti anni, fino al 1588. Realizzò in totale 27 tele nella sala dell’Albergo, 21 dipinti e 18 grandi teleri che ritraggono gli episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento. Si tratta di tele di vaste proporzioni applicate direttamente sulla parete, di effetto spettacolare, come se si passeggiasse attraverso le pagine della Bibbia.

Per aggiudicarsi l’incarico di decorare la Scuola Grande di San Rocco, Tintoretto dovette scontrarsi con i migliori artisti veneziani, tra cui Veronese, e il suo vecchio maestro Tiziano, ai quali fu chiesto di presentare le loro proposte. I committenti riunitosi per decretare il vincitore, si accorsero che Tintoretto aveva già installato una versione a colori e a grandezza naturale del suo progetto, giocando così d’astuzia. Anche se in un primo momento ci fu indignazione per la mossa poco leale, i committenti restarono folgorati dalla bellezza dell’opera e dalla rapidità di esecuzione che decisero di affidargli l’incarico, senza neanche valutare le proposte degli altri concorrenti.

I ritratti e le ultime opere

Oltre ai capolavori sopra elencati, una delle maggiori fonti di entrate per la bottega di Tintoretto era costituita dai ritratti. Il suo punto di forza era la rapidità di esecuzione delle opere, in quanto si limitava a chiedere al soggetto di prestarsi alla posa solo per i tratti del viso, mentre per il resto del corpo si avvaleva di manichini e faceva ricorso a schemi predeterminati. Oltre alle personalità di spicco di Venezia, come nobili e politici, tra i ritratti realizzati ci sono anche quelli di alcune famose cortigiane adornate di gioielli preziosi, perle, pettini decorati o specchi.

A questi seguirono molti altri successi, visto che l’artista continuò a ricevere commissioni fino a oltre settant’anni. Nel 1588, ad esempio, Tintoretto ormai settantenne, è impegnato a dipingere la monumentale opera del Paradiso per la Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale di Venezia, che realizza con l’aiuto del figlio Domenico su tele separate ed assemblate in seguito.
Negli ultimi anni della sua vita l’artista dipinge l’ultima opera e forse la più toccante, ovvero La deposizione di Cristo nel sepolcro per il Convento di San Giorgio Maggiore, che verte sul tema della morte. Dopo due settimane di febbre, morì il 31 maggio del 1594.

Federica.

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