ALMANACCO: 24 Maggio nasce il pittore Pontormo

Conosciuto come Jacopo Carrucci o semplicemente Pontormo, è stato un pittore italiano di scuola fiorentina, nato il 24 Maggio del 1494. Esponente dei cosiddetti “eccentrici fiorentini”, propose una pittura controcorrente e antitetica rispetto all’arte rinascimentale. Uno stile libero e moderno, che diede vita alla prima stagione del Manierismo fiorentino.

Nato a Pontormo, piccolo borgo nei pressi d’Empoli, a cui deve il suo soprannome. Suo padre fu un pittore della bottega del Ghirlandaio, e smosse una forte influenza sull’interesse artistico del figlio. Da subito entra a lavorare nelle botteghe di Leonardo Da Vinci, Piero di Cosimo e Mariotto Albertinelli.

Le prime opere

Nel 1512 passa alla bottega di Andrea del Sarto, dove realizza la sua prima Annunciazione, andata però perduta. Grazie a quest’opera, ammirata ed apprezzata anche da Raffaello, ottenne molta fama e le sue prime commissioni indipendenti. Il debutto ufficiale fu alla Santissima Annunziata, per la quale affrescò la Fede e la Carità intorno allo stemma di Leone X sulla facciata della chiesa. Questa decorazione suscitò ammirazione da parte di Michelangelo, ma allo stesso tempo gelosia in Andrea del Sarto.

Eseguì poi alcuni lavori di decorazione nella cappella papale di Santa Maria Novella tra cui un affresco della Veronica col sudario di Cristo. Fu uno dei suoi primi lavori importanti, realizzato successivamente ad un viaggio a Roma, in cui si leggono riferimenti alla volta della Cappella Sistina di Michelangelo e alle prime due Stanze vaticane di Raffaello. 

Il suo stile artistico originale e innovativo

Pontormo ebbe successo per aver creato un linguaggio artistico del tutto originale. Abbandonati i “buoni modelli” della pittura, cercherà di sperimentare e creare opere innovative, non molto apprezzate al tempo, ma che furono successivamente giudicate come eccezionalmente particolari. Oggi infatti, si può affermare che Pontormo elaborò uno stile pittorico proprio, autonomo rispetto alla tradizione e decisamente anti-classico.

Tra le opere che meglio rappresentano questo passaggio, spiccano sicuramente i quattro pannelli per le Storie di Giuseppe ebreo (1517-1518 circa), nei quali si nota l’obiettivo di rompere gli schemi tradizionali, con scene più affollate e scandite nello spazio in modo più complesso. Avviene una rottura con la tradizione italiana di organizzare l’immagine attorno a un fulcro centrale, spargendo i personaggi nel dipinto, in gruppi però sempre coordinati con giudizio. Andò sperimentando inoltre l’uso di colori accesi e brillanti, in mezze tonalità inusuali.

Commissioni medicee

A partire dal 1519 fu chiamato dalla famiglia Medici per la decorazione della villa di Poggio a Caiano, attraverso un programma di episodi della storia romana, che richiamassero le glorie dei personaggi della famiglia medicea. A Pontormo fu commissionata una lunetta raffigurante  Vertumno e Pomona, dove ancora una volta dimostrò originalità nello schema e nei personaggi.

Qualche anno più tardi, scoppiò un focolaio di peste che fece allontanare Pontormo dalla città, recandosi nella Certosa del Galluzzo, dove trovò ospitalità dai monaci e ricevette vari incarichi. In particolare iniziò la decorazione delle lunette del chiostro con Scene della Passione, nelle quali è evidente l’influenza delle incisioni di Dürer, soprattutto nei profili allungati, negli abiti e nlle espressioni dei personaggi. L’artista realizzò anche una grande tela con la Cena in Emmaus, dove spicca il realismo e lo sfondo scuro, anticipatrice delle ricerche di Caravaggio e Velasquez.

Il rapporto con Michelangelo

Nello stesso anno la famiglia Capponi lo incarica di eseguire alcune opere per la propria cappella nella chiesa di Santa Felicita a Firenze. Tra le quali ci fu la Deposizione, il capolavoro più famoso dell’artista, che lavorò insieme al suo migliore allievo Bronzino, che compì qui il suo esordio. Successivamente a questa opera, Pontormo intensificò la riflessione sulle opere di Michelangelo, con l’obiettivo di volerlo superare.

Lunghi studi preparatori dimostrano la ricerca della perfezione formale, come ad esempio il tema del nudo in movimento caratterizzato da torsioni del corpo. Realizzerà molte opere, in cui si rispecchia l’influenza michelangiolesca, nelle quali però avviene una sovversione delle regole tradizionali. Al posto del vigoroso plasticismo, infatti le figure appaiono ora gonfie ora svuotate, e al posto della descrizione anatomica attenta subentra un’evocazione più espressiva e personale delle membra e della loro consistenza.

Ultimi anni di vita

Ultima grande impresa del pittore fu la realizzazione degli affreschi della basilica di San Lorenzo su commissione del duca Cosimo I, lavori che lo terranno impegnato fino alla sua morte, avvenuta il 2 Gennaio del 1557.

Federica.

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