ALMANACCO: 22 Maggio muore lo scrittore Alessandro Manzoni

In occasione della sua morte, avvenuta il 22 Maggio del 1873, celebriamo la figura iconica di Alessandro Manzoni, scrittore, poeta e drammaturgo italiano. Venne considerato uno dei più grandi romanzieri della letteratura italiana per aver realizzato il capolavoro I promessi sposi. La sua lunga vita può essere divisa in tre periodi, quello dell’infanzia e dell’adolescenza, il periodo francese decisivo per la formazione culturale e il periodo dell’attività letteraria in cui concepì le opere più importanti. 

Nato a Milano nel 1785, a causa del matrimonio infelice dei suoi genitori, visse per molti anni della sua infanzia in collegio. Questa esperienza negativa, lo portò ad avvicinarsi alla letteratura, leggendo di autori moderni italiani e pensatori francesi illuministi, compiendo anche i suoi primi esperimenti letterari. Queste influenze, insieme all’ambiente milanese in cui viveva, gettarono le basi per il pensiero Manzoniano, nato più tardi.

Dal viaggio a Parigi alle influenze artistiche e religiose

Nel 1805 si trasferisce a Parigi dalla madre, dove inizia a frequentare i circoli degli idéologues, filosofi e pensatori eredi dell’illuminismo settecentesco ma orientato verso tematiche concrete sociali, e per questo anticipatori di tematiche romantiche, vista l’attenzione alle classi povere, alle emozioni. Nel circolo conobbe Claude Fauriel, storico e critico letterario con il quale strinse una duratura amicizia, che condizionò tutta la sua vita divenendo una figura importante per il suo passaggio dall’Illuminismo al Romanticismo.

Sempre a Parigi, pochi anni più tardi, Manzoni attraversò una profonda crisi religiosa, che lo portò a convertirsi al cattolicesimo, fondamentale periodo di evoluzione tematica e spirituale dello scrittore. Proprio in seguito a questo evento, si distacca completamente dalla poesia classicheggiante e neoclassica, componendo gli Inni Sacri e le prime tragedie, fra cui spicca il Conte di Carmagnola.

Il capolavoro de I promessi Sposi

Dal 1820 si trasferisce Milano, restandoci fino alla sua morte. Qui comincia per lui un periodo appartato ma assolutamente creativo, che durò per 15 lunghi anni. Tra il 1821 e il 1823 scrisse la prima versione de I promessi sposi, intitolata inizialmente Fermo e Lucia. Attraverso due decenni e tre diverse rielaborazioni, quest’opera divenne un grande romanzo storico. Manzoni realizzò questo capolavoro basandolo su personaggi popolani e umili, travolti da avvenimenti storici a loro estranei, come la Divina Provvidenza che prenderà il sopravvento sulla storia, dettandone il lieto fine.

Il romanzo narra di Renzo e Lucia, ragazzi innamorati che stanno per convolare a nozze. Il matrimonio venne fermato da un signorotto locale, Don Rodrigo, che invaghitosi della donna, minaccia il parroco Don Abbondio, che avrebbe dovuto unirli in matrimonio. I due innamorati, saranno costretti a separarsi per sfuggire alle minacce di Don Rodrigo, incontrando altri personaggi disonesti come la Monaca di Monza e l’ Innominato, ma anche benevoli come Frate Cristoforo. In seguito a varie vicissitudini riescono finalmente a ricongiungersi e a celebrare le nozze.

La poetica manzoniana

Alla base della poetica di Manzoni , troviamo una personalità sensibile e religiosa, ma influenzata dalle idee che circolavano all’epoca, sia i resti dell’Illuminismo sia le nuove tendenze romantiche. Per quanto riguarda la prima, è facilmente riscontrabile nel metodo razionale ed analitico nell’affrontare questioni letterarie e politiche, tipico dell’illuminismo. Critica i pregiudizi e le superstizioni, come gli Illuministi, ma a differenza di essi, la sua religiosità rende l’uomo un essere imperfetto e perennemente corrotto.

Nonostante questa visione pessimistica, l’interesse e la passione per la storia furono elementi fondamentali per avvicinarsi al Romanticismo, che in Italia stava prendendo il sopravvento. Tralasciando le tematiche più irrazionali e sconvolgenti , Manzoni rifiuta le idee di assoluto, di irrazionalità e di sentimentalismo, prediligendo invece l’interesse verso il popolo e le credenze popolari,. Quindi rifiuta la rigidità del classicismo per una letteratura vera e realistica, dove non servono modelli di perfezione ma una schietta rappresentazione spontanea.

Dal silenzio alla politica

Grazie alla sua iconica opera, la sua fama europea accresceva e in Italia gli veniva riconosciuto un ruolo di riferimento politico e letterario senza precedenti. Successi, che però vennero interrotti da alcuni lutti famigliari, che provocarono in Manzoni un periodo di silenzio da scrittore. Durante questo periodo fu impegnato in una profonda riflessione sulla storiografia e sulla lingua italiana, argomento legato al suo processo risorgimentale. In questo modo creò un modello fondamentale per la futura lingua dell’Italia unita.

Questo impegno sociale e politico, lo portò nel 1860 ad essere nominato Senatore da Vittorio Emanuele II, partecipando l’anno successivo, alla proclamazione del Regno d’Italia. Venerato nel paese come massima espressione della cultura nazionale, nel 1868 fu presidente della commissione per l’unificazione della lingua, prediligendo una lingua fiorentina più semplice. Quindi non il fiorentino aulico e pomposo degli scritti letterari ma una lingua schietta, popolare, con termini più pratici e comprensibili.

Giuseppe Garabaldi e Alessandro Manzoni

Ultimi anni di vita

Il 6 gennaio del 1873, uscendo dalla Chiesa di San Fedele a Milano dove era solito recarsi a pregare, cadde battendo la testa su uno scalino procurandosi un trauma cranico. Morì qualche mese più tardi, esattamente il 22 maggio.

Federica.

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