ALBRECHT DURER – Il cavaliere, la morte e il diavolo

Scrivo questo articolo per soddisfare la richiesta di un mio amico, anche lui con un Blog. Mi ha proposto di fare un’analisi su una delle opere che più lo ha colpito in questo periodo, Il cavaliere, la morte e il diavolo di Albrecht Durer.

Scriverò un articolo intero sull’artista tedesco Albrecht Durer, in occasione del suo prossimo compleanno, il 21 Maggio. In linea ai miei soliti articoli ne scriverò la biografia, raccontando i momenti salienti della sua vita, dalla nascita a Norimberga, ai sui viaggi in Italia alla scoperta dei grandi maestri del Rinascimento. Inoltre spiegherò, velocemente, la sua idea di arte, diversa dai concetti tradizionali diffusi nel nord Europa nel XVI secolo.

Grazie alle influenze rinascimentali italiane, crebbe in lui la consapevolezza che la figura dell’artista doveva essere nobilitata, e distinguibile dall’artigiano. L’artista era per lui un uomo di pensiero oltre che di tecnica, capace di concepire l’arte attraverso una visione teorica e naturalistica, simile al genio Leonardo Da Vinci. Durer stesso, infatti, si rispecchiava in questa nuova definizione di artista, tanto da inserire all’interno delle sue opere simbolismi, pensieri nascosti e quell’attenzione verso vicende politiche e sociali della sua epoca.

L’opera che descrive meglio questo suo lato, è appunto Il cavaliere, la morte e il diavolo realizzata nel 1513, successivamente ai suoi due viaggi in Italia. Rappresenta una delle sue opere più note, dove la tecnica incisoria a bulino raggiunge i massimi livelli, grazie all’uso del chiaroscuro tonale. L’opera si inserisce in un trittico di bulini, che rappresentano le tre vie della salvezza o le tre virtù (morali, teologiche e intellettuali). Esse sono interpretabili come le tre forme di vita contemplate nella teologia, ossia la vita attiva (Il cavaliere, la morte e il diavolo), la vita contemplativa (San Girolamo) e la vita spirituale (Melancholia).

Per quanto riguarda l’iconografia della prima opera, troviamo un cavaliere cinquecentesco, che ricorda la figura del soldato cristiano di Erasmo da Rotterdam. Sul suo cavallo maestoso, è vestito di una splendida armatura, con elmo, lancia e spada. Appare fiero e diritto, con una postura decisa e sicura. Dietro di lui appare la figura della morte, magra e sofferente. Ha l’aspetto di un teschio con baffi e barba bianca lunga e spettinata. Al posto dei capelli, escono serpenti, a ricordare la figura mitologica greca di Medusa. A differenza del cavaliere, la morte indossa una tunica vuota, e tiene tra le mani una clessidra, simbolo del tempo che scorre. A destra del cavaliere, proprio dietro il suo destriero, appare il diavolo. Ha un’aspetto mostruoso, composto da parti di diversi animali, simile all’antica figura della Chimera. La sua testa da ariete, presenta lunghe corna acuminate, mentre il corpo ricorda quello di un anziano vestito di stracci, è quindi un essere multiforme. Sembra seguire a piedi il cavaliere portando una alabarda.

Ma veniamo al simbolismo che si cela dietro quest’opera, chiaramente allegorica. Furono molte le interpretazioni date da storici dell’arte e da studiosi, anche se la lettura più accreditata fu quella cristiana. L’immagine dell’ uomo a cavallo rappresenterebbe la figura del Miles Christianus, un icona di fede forte e sicura, che non si lascia indebolire da tentazione, ne tantomeno dalla morte. Davanti a lei, rimane impassibile e continua il suo viaggio verso l’ignoto. Spesso viene ricondotto ad un crociato valoroso che procede sicuro verso la sua meta, Gerusalemme (rappresentata in lontananza nell’incisione). Dio è vicino a lui, e questo fa si che non temi ne la morte, ne il diavolo che lo incalza. Ma questa idea religiosa del cavaliere, non fu l’unica interpretazione.

Altri studiosi, se pur in minoranza, hanno rovesciato totalmente la figura del cavaliere, non più emblema di una religiosità cristiana incrollabile, ma bensì un Raubritter. E’ un termine nato in tempi moderni per definire letteralmente i cavalieri predoni, ovvero esponenti della classe cavalleresca medievale, dedita a banditismo, rapine, saccheggi. Secondo questa interpretazione, il diavolo e la morte rappresenterebbero due compagni di viaggio verso il peccato, questo spiegherebbe perché il cavaliere non li tema.

Fatto sta che la presenza e le fattezze del demonio e della morte, sono collegate ad una tradizione che unisce al simbolismo religioso un amore per le creature mostruose, tipiche di quel periodo storico a cavallo tra un Medioevo gotico ed un Rinascimento ancora esotico. D’altra parte, però, il cavaliere e il suo destriero sono decisamente più moderni, realizzati con un’anatomia precisa e scientifica, che deriva dall’influenza del Rinascimento italiano su Durer. Secondo questo fatto, e dal punto di vista culturale, mi piace pensare che la figura del cavaliere rappresenti l’uomo del Rinascimento. Esso grazie alla sua intelligenza e volontà riesce a superare le superstizioni medievali ed antiquate, figurate come il diavolo e la morte. Come se l’idea medievale caratterizzata da elementi simbolici e soprannaturali rimanga sullo sfondo, quasi in lontananza, e che lui, in primo piano, cammini fiero lasciandoseli indietro, procedendo verso la modernità.

Federica.

14 pensieri riguardo “ALBRECHT DURER – Il cavaliere, la morte e il diavolo

  1. Cara Federica , mi piace molto il tuo blog, purtroppo ho pochissimo tempo perchè sto lanciando la startup p360.club
    Virresti scrivere qualche articolo di arte sul nostro sito?? dovrebbe essere in inglese, ma credo che con i vari traduttori in giro non ci sia problema.
    il ns sito avrà un’enorme visibilità a livello mondiale. quindi gli articoli dovranno essere “scientifici”….. ci guarderanno tutti i massimi esperti di storia dell’arte e via dicendo……
    ciao

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    1. Buongiorno, mi piacerebbe molto partecipare al vostro progetto. Purtroppo tra il mio lavoro e i miei articoli del blog mi rimane poco tempo a dedicare. Spero più in là di aver tempo sufficiente per dare il mio contributo. Ringrazio comunque per l’opportunità. Buona giornata 🙂

      Piace a 1 persona

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