mARTEdì: l’influenza di Beethoven nelle opere di GUSTAVE KLIMT

Per celebrare la figura di Beethoven, l’iconico pittore Gustave Klimt realizzò un fregio a lui dedicato in occasione della XIV esposizione degli artisti aderenti alla Secessione viennese. Pensato ed esposto per la prima volta nel 1902, il Fregio di Beethoven fu un grande dipinto murale destinato a fare scalpore e ad attirare ammiratori e ferventi critici.

L’intera mostra venne dedicata al grande compositore Ludwig van Beethoven, genio titanico della musica, in occasione del 75° anniversario di morte. Proprio in quegli anni fu visto come “l’incarnazione del genio” e le sue opere furono considerate come l’esaltazione dell’amore e dell’abnegazione che possono redimere l’uomo. Nei suoi versi musicati, infatti si esortano e si invitavano gli ascoltatori ad abbracci di unione e gioia.

Il Fregio di Beethoven

Per esaltare al meglio queste peculiarità del grande musicista, realizzò il Fregio di Beethoven, ispirandosi alla Nona Nona Sinfonia. Composto in 3 parti, si sviluppava in una narrazione a fascia alta lungo le tre pareti della sala, senza nessuna cornice. Consisteva in una rappresentazione allegorica di 34 metri, relativa al compositore tedesco.

Diviso in tre parti, il fregio inizia nella parete sinistra con Il Desiderio di felicità, prosegue in quella centrale con L’umanità che soffre e le forze ostili e finisce a destra, con l’Inno alla gioia. Il fregio racconta il percorso che il Cavaliere dovrà compiere per raggiungere la donna, sconfiggendo le forze del male e resistendo alle tentazioni di sirene malvagie. E’ un percorso che l’umanità deve intraprendere per raggiungere il proprio compimento nella felicità. 

1- Il desiderio di Felicità

Anche chiamato l’Anelito alla felicità, è il fregio più lungo di sinistra e lasciato quasi interamente spoglio. Vi è un sottile ricamo di figure femminili distese in aria e fluttuanti seguendo un andamento ritmico. Sono protese verso l’infinito, e conducono lo sguardo dello spettatore verso un gruppo isolato, il sofferto anelito umano alla felicità.

Esse vengono interrotte dalla figura del Cavaliere, dall’armatura dorata, che si prepara a superare una serie di avversità. Esso viene incitato dalle suppliche di due figure nude inginocchiate davanti a lui. Alle sue spalle vi sono due allegorie, la Compassione e l’Ambizione. La prima raffigurata con il capo chino e le mani unite, mentre la seconda ha la corona di alloro in mano.

2- L’umanità che soffre e le forze ostili

Anche chiamato L’Ostilità delle forze avverse, è il fregio della parete centrale, gremito di figure che simboleggiano gli ostacoli della vita che il Cavaliere dovrà attraversare per raggiungere la felicità. Al centro c’è la personificazione del gigante Tifeo, scimmiesco con ali blu e corpo serpentino, simboleggia l’ottusità materialista.

E’ circondato da 3 donne a destra con poteri fatali e castranti, la Lussuria, l’Impudicizia e l’Incontinenza, quest’ultima riconoscibile dal grosso ventre sporgente. Alla sua sinistra invece ci sono le sue 3 figlie, le Gorgoni maligne e vampiresche, simboli di malattia, pazzia e morte, ornate di gioielli e serpenti. Isolata dal gruppo a destra della composizione, è rappresentata la smilza figura rannicchiata dell’Angoscia, che si torce avvolta tra le spire di serpenti, mentre in alto, i desideri e le aspirazioni degli uomini volano via.

3- L’anelito alla felicità che si placa nella poesia

L’ultima sezione del Fregio si articola sulla terza parete e viene scandita in due episodi delineati dalle Arti portatrici, secondo Klimt, di gioia, felicità e amore allo stato puro. Questo viaggio dell’anelito umano, sempre rappresentato dalle donne fluttuanti, passa davanti alla figura della Poesia, femminilità arcaica e orientaleggiante, che suona la cetra e placa l’anelito.

Nel secondo episodio, le figure nude fluttuanti diventano simbolo delle arti e ci introducono il paradiso di pace e amore. Qui le Muse ondeggiano mollemente nella luce dorata, e un coro glorioso di angeli canta l’Inno alla gioia, finale della Nona di Beethoven. Alla loro destra, come conclusione di tutto il fregio, vi è una sorta di campana decorativa che racchiude una coppia di amanti stretti nell’abbraccio.

E’ l’abbraccio del cavaliere disarmato e spogliato della sua corazza, e della donna, personificazione della Poesia, che vengono vegliati dalle fronde dell’albero della vita e dai medaglioni cosmici del Sole e della Luna (l’inizio e la fine del giorno). L’immagine celebra la liberazione, il trionfo dell’eroe sulle forze ostili e dunque la vittoria dei sensi sulla paure terrene.

Federica.

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