mARTEdì: la lingua dei segni onirica di JOAN MIRO’

In occasione del giorno della sua nascita, il 20 Aprile 1893, approfondiamo lo stile e le opere di uno degli artisti più importanti della storia dell’arte: Joan Mirò. Più nello specifico ci soffermeremo sull’importanza della simbologia nei suoi lavori, tanto da creare secondo gli studiosi una vera e propria lingua dei segni, detta Miroglifici.

Infatti nella produzione artistica di Mirò ricorrevano spessissimo segni ed elementi costanti. Elementi che si ripetevano all’interno delle sue opere, come caratteri di una scrittura ideografica. Essi potevano essere associati a oggetti o a idee, traducibili attraverso un alfabeto o un dizionario apposito, quello dell’artista.

Nulla è astratto, tutto ha un significato

È necessario ricordare che lo stesso Miró presentava il carattere semiologico delle sue opere, sottintendendo che i segni impressi sulle sue tele rimandassero sempre a forme concrete, come elementi di un linguaggio verbale. Nulla è astratto, anche un segno insignificante, per lui rimandava a qualcosa. Tutto per lui aveva un significato.

Spesso ci dimentichiamo di questo dettaglio, soprattutto perché Mirò è stato sempre presentato come grande artista del Surrealismo, e quindi tendente all’astrattismo rendendo la sua arte libera, spontanea, e talvolta, ritenuta per questo facile e frivola. Ma in pochi sanno che è proprio quella libertà psichicae creativa il carattere fondante del Surrealismo. Attraverso la corrente surrealista infatti, Mirò esplora il linguaggio dei segni, il rapporto tra le immagini e il loro significato.

La filosofia del suo Vocabolario espressivo

Notiamo come Mirò sfrutta le molteplici funzioni della linea, utilizzata come contorno, come scrittura e come indicatore dello spazio, consentendo scambi produttivi di significato. Questa linea viene intervallata da un mondo onirico, formato da un universo di uccelli volteggianti, corpi astrali, figure gesticolanti e creature fantastiche che sembrano muoversi sulla superficie della tela.

Cerca di eliminare ogni gesto grafico appartenente alla vecchia arte, quella figurativa, per concentrarsi esclusivamente sul segno e il gesto grafico, dando vita ad un simbolismo surreale. Linee sottili e soggetti allucinati e onirici che poco hanno a che vedere con la realtà, creando un vero e proprio Vocabolario espressivo

Carnevale di Arlecchino

Un’esempio fondamentale per capire il simbolismo di mirò è l’opera il Carnevale di Arlecchino. Il celebre dipinto raffigura un ambiente interno nel quale fluttuano esserini che si relazionano con vari oggetti riconoscibili. Ci sono gatti colorati, un pesce, una mosca che esce da un dado. La lingua dei segni, la si nota da alcuni simboli ricorrenti, come la scala a pioli che evoca l’evasione dal mondo, la sfera nera che indica il globo terrestre, il triangolo che spunta dalla finestra simile alla Tour Eiffel, ecc.

Si può dire che quest’opera richiama le tele di Bosch, antico maestro del fantastico, poiché anch’esse popolate da buffe e minuscole creature inventate, immerse in scenari bizzarri e mondi onirici. Ed è proprio una caratteristica di Mirò, cercare di riprodurre quadri di artisti famosi, reinterpretandoli nella sua visione astratta, geometrica e Surrealista.

Paesaggio Catalano

La precedentemente surreale geometria risulta ben evidente anche nell’opera Cacciatore o Paesaggio catalano. La figura stilizzata del cacciatore a sinistra, ha barba, baffi, pipa, cuore e organo genitale. Il suo corpo è composto da linee sottili e geometriche, un triangolo al posto della testa e un occhio spalancato. A destra ci sono occhio e orecchio vicini, per sottolineare l’attenzione uditiva e visiva che serve al cacciatore per la sua attività.

Il cacciatore è una metafora dell’artista, lui come il cacciatore e alla continua ricerca della preda, ovvero simboli e metafore che descrivono la sua visione del mondo. La pittura per lui è una sorta di caccia e per tale ragione la vista è un bisogno primario per l’artista, come evidenzia il grande occhio al centro della composizione. Altro elemento simbolico è la bandiera catalana, simbolo della sua terra d’origine.

Il tardo simbolismo scientifico

Nei suoi ultimi dipinti, si possono invece trovare delle sagome che evocano la forma di cellule e particelle. Nella serie delle Costellazioni, infatti l’artista volle rappresentare il suo interesse per la scienza, soprattutto la fisica e l’astronomia. Dipingendo la realtà microscopica, Miró cercava di portare l’attenzione sulle minuscole molecole che compongono l’anima dell’essere umano e allo stesso tempo, le forme dell’universo.

Ecco perché Mirò creò tele sulle quali convivono i segni cellulari e universali, con l’intento di mettere lo spettatore davanti allo spettacolo del cosmo che ci contiene, ma anche di quello che siamo noi stessi. Su sfondi sfumati, riproduceva forme più o meno geometriche che si combinano in dipinti molto suggestivi. In questa serie, infatti, si riconoscono occhi, lune, stelle, globi che formano figure di animali e di persone

Federica.

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