ALMANACCO: 13 Aprile muore lo scultore Bartolomeo Ammannati

Bartolomeo Ammannati, conosciuto in tutta Italia per essere scultore e architetto, morì il 13 Aprile del 1592. Artista fra i più notevoli e inquieti del suo secolo, fu un interprete del manierismo intellettuale, destinato alle élite delle raffinate corti principesche, e amante della “bella maniera” italiana. Come architetto invece fu un innovatore, capace di soluzioni ardite e scenografiche, che lasceranno un segno nell’architettura europea.

Rimasto orfano del padre a dodici anni, per vivere entrò nell’accademia fiorentina di Baccio Bandinelli. Ma non vi rimase a lungo, in quanto, nel 1527 si recò a Venezia per entrare nello studio di Jacopo Sansovino fino al 1536, l’anno del ritorno a Firenze.

La collaborazione con Jacopo Sansovino

Nella bottega di Jacopo Sansovino studiò lo stile dell’artista, elegante e raffinato, e nello stesso tempo venne influenzato dalle opere suggestive di Michelangelo. Lavori di scultura di questo primo periodo, sono per lo più perduti, come il rilievo con Dio Padre e angeli per il Duomo di Pisa e una Leda per Guidobaldo II Della Rovere.

Seguì Sansovino, tornando a Venezia, dove iniziò la collaborazione per la decorazione della Libreria di San Marco, scolpendo un Nettuno ed alcuni rilievi in archi e sottarchi, probabilmente quelli più vicini al campanile. Nel 1544 si trasferì poi a Padova, dove entrò sotto la protezione di Marco Mantua Benavides e per il cui palazzo scolpì un Ercole, un Giove e un Apollo e progettò il sepolcro nella chiesa degli Eremitani.

Grandi opere a Roma

Nel 1550 si trasferì a Roma alla corte di Giulio III, presentato da Vasari. Quest’ultimo gli procurò come primo incarico la realizzazione delle statue di Antonio e Fabiano del Monte in San Pietro in Montorio, con le allegorie della Giustizia e della Religione, in cui addolcisce gli schemi michelangioleschi con una pastosità pittorica di derivazione sansoviniana.

Studioso dell’antico, a Roma l’Ammannati entrò nei circoli del Vignola, grazie al quale si appassionò all’architettura, realizzando i suoi primi lavori nel campo. A Villa Giulia, insieme a Vasari e Vignola, progettò lo spettacolare ninfeo con fontane e grotte a tre livelli che costituiscono l’elemento “sorpresa” del cortile, secondo un gusto tipico del manierismo.

Le fontane per la corte fiorentina di Cosimo I

Nel 1555, alla morte di Giulio III, tornò a Firenze entrando in contatto con il circolo degli artisti protetti da Cosimo I de’ Medici. La prima commissione fu la grande fontana di Giunone, che avrebbe dovuto essere posta nel salone di Palazzo Vecchio, ma che fu poi collocata nella Villa di Pratolino. Realizzò anche le statue ArnoFonte del Parnaso, Allegoria di FirenzeMaturità del Consiglio e Terra, scolpite tra il 1555 e il 1561 e poste nei giardino di Boboli e al Bargelo.

Partecipò e vinse al concorso per un’altra iconica fontana, La fontana del Nettuno, in Piazza della Signoria. Composta da una vasca dal disegno elegantissimo, proponeva al suo centro un cocchio del Dio e la sua statua colossale, un gigante ammannatiano. Il Nettuno però fu aspramente criticato, non solo dai rivali artisti ma da intellettuali di corte e dal popolo. Definita una statua debole e inespressiva, detta “biancone” per il colore del marmo lasciato troppo bianco. Nonostante le critiche continuò a lavorare alla serie delle fontane e dei giganti, come Ercole e Anteo per la fontana del Tribolo, e il gigante dell’Appennino nei giardini della villa di Castello.

Lo stile architettonico

Quale artista di corte lavorò per alcuni importanti personaggi dell’ambito mediceo, costruendo per essi palazzi in cui si riscontra un ritorno alla composta ed elegante tradizione toscana, non senza innesti innovativi ed estrosi e un rinnovo continuo delle forme. Il suo linguaggio architettonico trovò a Firenze un vigore nuovo, dato da senso plastico più articolato e un raffinamento decorativo, che si rivelano nell’ampliamento del palazzo Pitti, acquistato dai Medici.

Nei disegni di palazzi veniva accentuandosi la saldezza d’impostazione geometrica delle masse, e nello stesso tempo un raccordo diretto con l’ambiente esterno attraverso bracci e portici. Lo dimostrano il palazzo Grifoni, il palazzo Giugni, il palazzo Ramirez di Montalvo, il palazzo di Sforza Almeni, la casa del Canto alla Catena, i palazzi Mondragone. Importante fu poi la ricostruzione del ponte Santa Trinità a Firenze.

Il rapporto con i Gesuiti

Dal 1572 l’Ammannati è documentato nell’ambiente dei Gesuiti, a proposito di un progetto di ampliamento del collegio fiorentino, e l’annessa chiesa di San Giovannino. In questa chiesa fu ripetuta la planimetria, a cappelle lungo l’unica navata, della chiesa romana del Gesù, forse per indicazione dei committenti. Il rapporto con l’ordine continuò anche nella capitale con il progetto per l’ampliamento del Collegio Romano.

L’accostamento agli ambienti gesuitici spinse l’artista verso un profondo senso religioso, che comportò anche un ripudio della sua produzione profana giovanile, che riguardava i nudi mitologici, non consoni ai nuovi principi di austerità religiosa. Ammannati abbandonò progressivamente i temi dell’intellettualismo manieristico in nome di un’interpretazione più severa e moralistica dell’arte. Ecco perché passò gli ultimi anni dedicandosi ad opere di pietà.

Federica.

2 pensieri riguardo “ALMANACCO: 13 Aprile muore lo scultore Bartolomeo Ammannati

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: