mARTEdì: l’ossessione per il giallo di VINCENT VAN GOGH

Nel giorno del suo compleanno, approfondiamo la figura di Vincent Van Gogh, pittore geniale, folle e visionario. Perfino il meno esperto dei conoscitori sarebbe in grado di attribuire la paternità di un van Gogh per via dello stile unico e della sintesi del segno. Le sue opere, infatti, sono intrise di una forza che erompe dalla tela per colpire occhi e cuore dello spettatore.

Questa forza è data soprattutto dall’uso di colori vivaci e luminosi. Uno fra questi è il colore giallo cromo, a base di cromato di piombo, si può considerare una sorta di firma pittorica che caratterizza i dipinti di Van Gogh. Il giallo per il pittore olandese era come il blu per Kandinskij o l’oro per Klimt: un colore vitale, una cifra stilistica, un simbolo della sua arte. 

La Xantopsia e il giallo di Arles

Non tutti sanno che Van Gogh era affetto da Xantopsia, una distorsione della percezione che gli faceva vedere il mondo più giallo della realtà. I suoi occhi mutavano il colore bianco in giallo e gli oggetti scuri in viola. Questo spiegherebbe l’ossessione per il colore che caratterizzava i suoi quadri.

L’avvicinamento a questo colore, avvenne nel 1888, anno in cui si trasferì ad Arles, in Provenza, dove comprò appositamente una Casa Gialla. Questo viaggio lo portò dalle tenebre e dal buio del Nord, verso la luce provenzale del Sud. I quadri in questo primo periodo sprofondano in un giallo scintillante, quello del sole che illumina i campi tramutandoli in distese d’oro. Nei grandi campi della Provenza trova le cromature malinconiche e inquiete che trasferisce anche nei petali dei girasoli o nella vorticosa luna delle notti stellate.

Dall’ossessione al suicidio

Alcuni dicono che Vincent andasse così pazzo per il giallo da arrivare a mangiare il colore direttamente dai tubetti di vernice nella convinzione che così avrebbe portato la felicità dentro di lui. Nel secondo periodo ad Arles, però questa ossessione si intensificò tanto da rendere la sua esistenza turbolenta e opprimente. Ecco perchè in questo periodo sostituì il colore giallo con elementi scuri, tendenti al blu e al viola.

Ovviamente continua a dipingere en plein air, ma il sole scomparse lentamente. Esso viene sostituito dalle stelle, unico tocco di colore giallo nell’oscurità dei suoi quadri. Le stelle appaiono come soli in piena notte, circondate da un’aureola sfavillante simile al luccichio delle pietre preziose. Di queste opere fanno parte il Caffè di Notte e l’iconica Notte stellata, due fra i dipinti più suggestivi. Questa sostituzione del giallo con colori oscuri e cupi, presagiva il suo periodo tormentato che sconfinò nel suicidio.

Federica.

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