mARTEdì: le maniacali ossessioni di CLAUDE MONET

<<Ho dipinto tante di queste ninfee, cambiando sempre punto d’osservazione, modificandole a seconda delle stagioni dell’anno e adattandole ai diversi effetti di luce. E, naturalmente, l’effetto cambia costantemente, non soltanto da una stagione all’altra, ma anche da un minuto all’altro, poiché i fiori acquatici sono ben lungi da essere l’intero spettacolo, in realtà sono solo il suo accompagnamento. L’elemento base è lo specchio d’acqua il cui aspetto muta ogni istante per come brandelli di cielo vi si riflettono conferendogli vita e movimento.>>

Claude Monet

Quando parliamo del pittore Claude Monet ci viene subito in mente uno tra i più grandi artisti, conosciuto in tutto il mondo per la delicatezza e l’espressività dei suoi quadri. 

Considerato il massimo esponente dell’Impressionismo, il suo obiettivo era introdurre all’interno delle sue opere l’impressione visiva. Riproduceva, quindi, la realtà in ogni attimo e in ogni condizione differente. 

Serie più famose

Fra le opere più famose ricordiamo la serie di circa 50 quadri sulla Cattedrale di Rouen, nella quale Monet, mantiene lo stesso punto di vista e la stessa inquadratura. Ogni tela rappresenta l’esterno della cattedrale durante differenti momenti della giornata e in diverse situazioni climatiche, tracciando il cambiamento della luce attraverso le pietre della struttura medievale. In poche parole, il suo obiettivo fu riprodurre il tempo di una singola giornata, rendendolo visibile e concreto.

Ma famosissima fu la serie delle Ninfee, che arriva a contare circa 250 opere sulle ninfee che vedeva nel suo giardino in stile orientale della sua casa a Giverny. È il ciclo pittorico a cui Monet si dedica durante la vecchiaia, fino alla morte. Oggi le grandi tele ci trasmettono pace e armonia, ma per Monet fu molto difficile. La sua ricerca formale sembrava non arrivare mai a una conclusione, sembrava ci fosse sempre di più da indagare e sempre più lavoro da fare.

Claude Monet Water Lilies Series

La mania di riprodurre fedelmente la realtà

Questa sua tecnica impressionista però lo porto ad una maniacale attenzione nella rappresentazione della realtà. Diventò ossessionato dal riprodurre attimo dopo attimo quel che vedevano i suoi occhi, e quello che si trasformava subito dopo. 

Ecco perché iniziò la riproduzione in serie delle sue opere come forma di assoluta impressione visiva. Riproduceva quadri molto simili che si distinguevano esclusivamente per luce differente, per orario del giorno diverso o addirittura per condizioni climatiche. 

Dall’ossessione alla pazzia

Questo tentativo ossessivo di riprodurre la realtà in ogni suo cambiamento lo portó ad essere irascibile e autodistruttivo. Ogni volta che finiva di realizzare un’opera, essa doveva per forza rispecchiare ciò che aveva davanti. Ma questo non poteva mai accadere, in quanto l realtà è in continuo trasformarsi e il divenire risultava sempre diverso rispetto al secondo precedente.

Notata questa differenza, l’artista si arrabbiava con se stesso e con la tela, che non rispecchiava la realtà in quell’attimo. Distruggeva e faceva a pezzi il disegno appena finito, accoltellando la tela, dandogli fuoco e facendola in mille pezzi.

Federica.

3 pensieri riguardo “mARTEdì: le maniacali ossessioni di CLAUDE MONET

      1. Bisogna porre un freno al proprio desiderio di continuo, altrimenti si diventa un po’ matti… Comunque le serie hanno un valore secondo me immenso, ci danno l’idea di come cambiava la luce in quei giorni, ed è una cosa magnifica.

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