Umberto Eco, il genio della semiotica e della sociologia

Nato ad Alessandria il 5 gennaio 1932, Umberto Eco fu critico, scrittore e semiologo di fama internazionale. Fu uno dei più importanti saggisti italiani, diventato famoso nella letteratura con la sua opera del 1980 “Il nome della rosa“. Ma Eco è stato anche pioniere nel campo della semiotica e degli studi culturali. 

Da bambino, Umberto passava ore nella bottega del nonno dove iniziò ad avvicinarsi alla letteratura, leggendo Jules Verne, Marco Polo e Charles Darwin. Si iscrisse all’Università di Lettere e Filosofia di Torino, laureandosi a soli 22 anni con una tesi sul pensiero estetico di Tommaso d’Aquino.

L’influenza del Gruppo 63

Lavorò come editore culturale per la RAI durante il quale, strinse amicizia con un gruppo di artisti d’avanguardia. Noto come Gruppo 63, era formato da musicisti, artisti e scrittori che diventarono un’influenza fondamentale nella carriera letteraria di Umberto Eco. Questo movimento teorico e letterario d’avanguardia, che si richiama a idee del marxismo e dello strutturalismo francese.

Sulla base del movimento del gruppo 36, nel 1962 pubblica il saggio Opera aperta. In essa riflette sulla natura delle opere d’arte contemporanee (sintomaticamente “aperte” e non concluse) e sui criteri della loro interpretazione e fruizione. Questo saggio ha notevole successo sia in Italia che all’estero.

L’importanza della semiotica e della sociologia

Mentre prende avvio la carriera universitaria tra Italia, Francia e Stati Uniti, si avvicina allo studio della semiotica e la sociologia, due discipline centrali a cavallo tra anni Sessanta e Settanta. Divennero una delle sue passioni principali, tanto da ottenere nel 1971 la cattedra Semiotica presso l’Università di Bologna.

Sulla base dei suoi studi scrisse importanti saggi: il Diario Minimo, Apocalittici integrati, la Struttura assente e il Trattato della semiotica generale. In essi cercò di interpretare le culture attraverso segni e simboli, analizzando linguaggio, icone religiose, pergamene, vesti, spartiti musicali e persino cartoni animati. Svolse indagini in molte direzioni: sulla storia dell’estetica, sulle poetiche d’avanguardia, sulle comunicazioni di massa, sulla cultura di consumo.

Il nome della rosa

Ma la sua carriera di narratore spiccò il volo nel 1980, quando esordisce con l’opera Il nome della rosa. Viene considerato il suo best-seller e il suo libro più importante. Il romanzo è ambientato in un Monastero benedettino in pieno Medioevo, nel quale si articola una trama costellata di delitti e indagini.

In esso Eco coniuga infatti lo sviluppo della trama “gialla” con i suoi interessi di medievalista e semiologo, così che l’opera possa essere letta a più livelli e secondo intenzioni distinte. Il romanzo ebbe grande successo, tanto da essere tradotto in quarantasette lingue. Nel 1986 inoltre ne venne tratto un film con Sean Connery nei panni del protagonista.

Gli ultimi anni di vita

Grazie alla sua influenza, Eco fu ampiamente riconosciuto e, di conseguenza, onorato con più di 30 lauree honoris causa da istituzioni riconosciute e rispettate come l’Università dell’Indiana o la Rutgers University.

Morì nella sua abitazione a Milano per un cancro al pancreas la notte del 19 febbraio 2016, a 84 anni.

Federica.

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