Giovanni Verga, scrittore del Romanticismo e padre del Verismo italiano

Nato a Catania il 2 settembre 1840, Giovanni Verga è tra i narratori italiani più noti della seconda metà dell’800. Fu autore di romanzi, novelle e testi teatrali. E’ inoltre conosciuto come il padre fondatore del Verismo in Italia tanto che nelle sue opere rappresenta scene umili tratte da contesti della vita quotidiana.

Nato da una famiglia nobile, è molto dedito allo studio. All’inizio si iscrive alla Facoltà di Legge a Catania, ma presto la abbandona per dedicarsi alla letteratura. Mosso dalla sua passione divenne allievo di Antonio Abate, un poeta di gusto romantico che gli trasmette la sua tendenza verso la scrittura di romanzi storico-patriottici.

Il primo Verga romantico

Nel 1869, si trasferisce a Firenze, allora capitale d’Italia, dove frequenta i salotti intellettuali e la vita mondana. Basandosi sulle storie che sentiva, scrisse una serie di romanzi passionali come EvaTigre realeUna peccatrice e Eros. Queste storie sono fondate su un elemento autobiografico, cioè si parla sempre di un giovane artista che subisce l’influsso distruttivo della mondanità per opera di qualche donna.

Vediamo il giovane Verga e i suoi turbolenti rapporti con le donne che incontra nei salotti fiorentini. Questa fu la prima maniera di Verga, dal quale nasce anche l’opera più famosa del periodo Storia di una Capinera, languida e sensuale con toni melodrammatici. In questi romanzi apparentemente romantici, già si iniziava ad intravedere la vena verista di verga, nel trattare di piaghe psicologiche e sociali.

Verga e Storia di una capinera - photo Credits: OscarEditori.com
Verga e Storia di una capinera – photo Credits: OscarEditori.com

L’avvicinamento al Verismo

Si trasferì nel 1872 a Milano, centro culturale più vivo della penisola, nel quale crescerà la sfiducia verso la vita moderna e gli ambienti mondani. Qui entra in contatto con il gruppo letterario della Scapigliatura, ovvero scrittori d’avanguardia con lo scopo di opporsi alle convenzioni borghesi e proporre una scrittura che prediliga temi realistici popolari. Grazie a questa esperienza, Verga si avvicinò al Naturalismo francese e al Verismo.

Questo processo di conversione alla maniera verista avviene con la pubblicazione della novella Nedda, nel 1874. Narra le vicende di una raccoglitrice di olive e propone una commossa partecipazione alle sue sventure. Ambientato in un mondo siciliano pieno di valori, Verga nostalgicamente ripercorre le sue origini, descrivendo un mondo gli è distante, visto che si trova a vivere lontano.

Verga e Nedda - Photo Credits: Rizzoli.com
Verga e Nedda – Photo Credits: Rizzoli.com

La poetica verista di Giovanni Verga

Verga sceglie di adottare un tipo di scrittura oggettiva, priva dei sentimenti e delle personali visioni dell’autore. Si tratta di una poetica dell’impersonalità, che vuole guardare al mondo popolare di contadini e pescatori, al fine di restituirne la verità, mettendo al centro il fatto nudo e crudo.

In questo senso si parla di regressione dell’autore. Lo scrittore mette da parte sé stesso, le sue conoscenze, il suo mondo, e regredisce fino a calarsi all’interno del contadino o del pescatore. Scrive e parla con le sue parole e vede il mondo attraverso i suoi occhi. In questo modo l’autore si allontana dalla realtà oggettiva e ci presenta la realtà del mondo che rappresenta, sottolineandone l’alterità rispetto alla vita moderna. 

Verga e Rosso Malpelo - photo Credits: Sansoni.it
Verga e Rosso Malpelo – photo Credits: Sansoni.it

Opere più famose

Insieme a Nedda, scrisse anche altri romanzi, famosissimi ancora oggi come Rosso Malpelo del 1878. Narra la storia di un ragazzo di miniera, dai capelli rossi, che vive in un ambiente duro e disumano, narrato in modo nudo e popolare. Nel racconto si nota tutta la drammaticità e il pessimismo dell’autore di non poter o voler cambiare la difficile realtà.

Scriverà un ciclo di romanzi dei Vinti, ovvero coloro che vengono travolti dall’avanzare del progresso, Di questo ciclo fa parte anche l’opera I Malavoglia, soprannome fu attribuito ad una famiglia di pescatori siciliani e alle sue sventure in seguito a drammi sia affettivi che economici. Verga fu anche autore di moltissime novelle in cui si esprime la poetica del Verismo. Ricordiamo qui di seguito le tre raccolte più importanti: Vita nei campi, Novelle Rusticane Per le vie.

Verga e i Malavoglia - Photo Credits: Feltrinelli.com
Verga e i Malavoglia – Photo Credits: Feltrinelli.com

Gli ultimi anni di Giovanni Verga

Ma durante la sua vita, questo cambio repentino di rotta e di tipologia di scrittura non ebbe molto successo. Infatti i lettori apprezzarono molto le vicende passionali ambientate nel mondo aristocratico del periodo romantico, mentre rimasero delusi dal rinnovamento delle tecniche narrative che adottò. Le cupe storie di contadini e pescatori risultano sgradevoli.

Si allontana dalla letteratura per lo scarso successo, e nel 1893 compie a ritroso il viaggio della sua giovinezza trasferendosi definitivamente a Catania. Tornato in Sicilia, continua a scrivere ma il lavoro che più gli sta a cuore non riesce a prender forma, e col passare degli anni finisce per rinunciare del tutto alla letteratura. Giovanni Verga, il 27 Gennaio 1922 morì nella sua città natale.

Federica.

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