Emozionarsi d’arte, incontriamo la magia

Che cos’è la Magia? E’ una presunta capacità di dominare le forze della natura mediante il ricorso ad arti occulte di natura malefica o benefica. E’ in generale, una pratica e forma di sapere esoterico. E’ stata oggetto, in varie culture e nei diversi periodi storici, di valutazioni opposte, considerata sia forma di conoscenza superiore, sia rifiutata come impostura e condannata dalle autorità civili e religiose.

La letteratura, il cinema, l’arte, ecc, nel corso della storia, hanno saputo rappresentare queste emozioni producendo opere di grande bellezza. La storia dell’arte, ad esempio, è piena di artisti le cui opere altro non sono che la loro personale e magica visione della vita. Ecco come la magia viene rappresentata e addirittura suscitata negli occhi di chi guarda. Di seguito verranno elencati alcuni degli artisti più magici della storia dell’arte.

Francisco Goya, Il grande caprone - Photo Credits: stilearte.it
Francisco Goya, Il grande caprone – Photo Credits: stilearte.it

Francisco Goya, Il grande caprone, 1797

Il grande caprone o Sabbah, è un opera di Goya che fa parte di un ciclo di otto tele sul tema della stregoneria, dell’esoterismo e del satanismo, e quindi di magia nera. La scena rappresentata è quella di un rito satanico, detto Sabbah, altro nome dell’opera, ispirandosi ad un antico rito di tradizione popolare spagnola. Al centro del dipinto vi è un enorme caprone, simbolo del diavolo, con enormi corna, occhi rossi e robuste zampe posteriori.

E’ circondato da un gruppo di streghe, sue suddite, che gli porgono i corpi dei bambini scheletrici, vittime sacrificali di quella notte. In lontananza vediamo glia altri bambini appesi a un bastone, sorretto da una vecchia strega. Dall’atmosfera non si comprende bene se si tratta di un rito svolto durante il tramonto o all’alba. Anche la luna, è in posizione simbolica, in quanto secondo varie interpretazioni la sinistra è la posizione del male. Goya rappresenta in questa tela volti grotteschi e deformi, con un cielo segnato dalla presenza dei pipistrelli che danno ancora più il senso cupo alla pittura.

John Anster Fitzgerald, Sogno di una notte di mezza estate - Photo Credits: arteinsieme.com
John Anster Fitzgerald, Sogno di una notte di mezza estate – Photo Credits: arteinsieme.com

John Anster Fitzgerald, Sogno di una notte di mezza estate, 1860

Soprannominato anche Fairy Fitzgerald, per l’uso di sostanze stupefacenti, è noto per via del suo amore verso la pittura delle fate. Questo quadro tratto dall’omonima opera di Shakespeare, rappresenta la storia di due mondi che si incrociano tra loro. Uno incantevole, popolato da fate ed elfi, e l’altro reale, che vede protagonisti un gruppo di artigiani, amori intricati e le nozze fatate. Nel quadro viene ripresa la storia del matrimonio tra Oberon, Re delle fate e di sua moglie Titania.

Lei però invece di innamorarsi del marito, vittima di un filtro d’amore lanciatogli da un folletto, si innamora dell’artigiano Bottom, che passava di li per caso. Oberon arrabbiato per la moglie, decise di trasformare la testa del ragazzo in quella di un asino. Tutto questo accade nella notte più breve dell’anno, una notte magica in cui puoi aspettarti di tutto. È la festa del Sole che si ferma e poi riparte per la sua discesa che culminerà con il Solstizio d’Inverno.

Luis Ricardo Falèro, La strega - Photo Credits: skuola.net
Luis Ricardo Falèro, La strega – Photo Credits: skuola.net

Luis Ricardo Falèro, La strega, 1882

Falèro, un artista spagnolo, è specializzato in nudi femminili e ambientazioni mitologiche, fantasy e orientali. Grazie al connubio tra occultismo e simbolismo l’artista fu in grado di perdersi tra creature fantastiche, bellezze perverse e altrettante oscure demonolatrie, la cosiddetta magia nera. Nell’opera intitolata La strega, dipinge su di un tamburello, la silouette di una donna di schiena che vola su di una scopa.

Viene riprodotta come una giovane in carne, secondo i dettami estetici in voga alla fine dell’Ottocento. Ha una chioma spettinata di capelli rossi, come rosso è il colore generalmente attribuito alle streghe. Essa imbraccia una scopa al contrario, posizione che nel tempo, non ha mancato di suscitare interpretazioni a sfondo erotico. Lo sfondo è quasi monocromatico, generato da questo denso agglomerato di nubi scure, dalle quali fa capolino la luna, sempre a sinistra e alcuni pipistrelli.

Louis Chalon, Circe - Photo credits: studenti.com
Louis Chalon, Circe – Photo credits: studenti.com

Louis Chalon, Circe, 1888

L’opera di Chalon si basa su un racconto mitologico antichissimo di Omero, risalente al mito di Ulisse. Circe è una dea terribile, esotica e pericolosissima, con fascino irresistibile. Colei che, secondo il mito, riuscì a trarre in inganno i Greci, trasformandoli in maiali e rendendoli suoi sudditi. Come la femme fatale, rappresenta l’immaginario temuto e desiderato di un’inversione dei ruoli, in cui la donna domina sull’uomo.

L’iconografia antica ha ben rappresentato il processo di umanizzazione di Circe, tanto da trasformarla da dea a maga. Anche in quest’opera la donna appare nuda, in posa eroica su un trono sfarzoso. La sua casa è ricca di elementi orientaleggianti fatti di pietre ben decorate, come leoni, sfingi e serpenti. Chalon recupera alcuni elementi fondamentali del mito, come l’ascendenza solare di Circe. Questo lo si denota dal fatto che l’effetto luministico esce e colpisce solo la sua figura, mentre al contrario, le sagome dei maiali in primo piano, sempre riconducibili al mito, sono totalmente in ombra.

Edward Robert Hughes, Solstizio d'estate - Photo Credits: arteworld.com
Edward Robert Hughes, Solstizio d’estate – Photo Credits: arteworld.com

Edward Robert Hughes, Solstizio d’estate, 1908

Lo splendido acquerello dipinto da Hughes, aderisce perfettamente alla corrente artistica dei Preraffaelliti. Essi si dedicarono maggiormente alla realizzazione di opere fantastiche, legate al mondo della magia, stregoneria ed esoterismo. Così come Fitzgerald, altro esponente dei Preraffaelliti, analizzato prima, anche Hughes si ispira a “Sogno di una Notte di Mezza Estate” di Shakespeare.

Anche in questo caso vi è l’intersecarsi di due mondi, quello fantastico e fatato con quello terreno. Al centro dell’opera, viene rappresentata una fanciulla, vestita con abiti di festa e coroncina di fiori. Ai suoi piedi, che poggiano direttamente sull’erba, in stretto contatto con la natura, c’è un cerchio di piccolissime fate e folletti che danzano intorno a lei, reggendo piccole lanterne colorate. Le pose allegre e danzanti dei personaggi magici, ci denota lo spirito festoso del solstizio d’estate. Ed è proprio nella notte più corta dell’anno, che generalmente si sprigiona tutto il folklore delle fate.

Federica.

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