Emozionarsi d’arte, incontriamo la lussuria

Che cos’è la Lussuria? E’ l’incontrollata sensualità e l’abbandono alle proprie passioni, senza il controllo da parte della nostra ragione e morale. E’ considerato un desiderio ossessivo e smodato di soddisfare tali piaceri. Nella teologia cattolica, è uno dei sette vizi capitali, opposto alla virtù della temperanza.

La letteratura, il cinema, l’arte, ecc, nel corso della storia, hanno saputo rappresentare queste emozioni producendo opere di grande bellezza. La storia dell’arte, ad esempio, è piena di artisti le cui opere altro non sono che la loro personale e lussuriosa visione della vita. Ecco come la lussuria viene rappresentata e addirittura suscitata negli occhi di chi guarda. Di seguito verranno elencati alcuni degli artisti più lussuriosi della storia dell’arte.

Hieronymus Bosch, Lussuria, 1500 - Photo Credits: skuola.net
Hieronymus Bosch, Lussuria, 1500 – Photo Credits: skuola.net

Hieronymus Bosch, Lussuria, 1500

Attraverso una minuziosa simbologia, Bosch ci racconta i sette peccati capitali in un percorso sequenziale e concettuale, filosofico e teologico. L’opera appare come un grosso medaglione al cui c’entro vi è la pupilla di Dio. Le sette scene che dividono l’iride mostrano i peccati capitali, ciascuno con la propria indicazione in latino. Analizzando l’allegoria della Lussuria, appare una coppia di amanti che banchettano sotto un tendone rosso piantato in un grande prato verde.

Un personaggio disteso riempie la sua coppa con il vino versatogli da una dama. La tavola imbandita, la fiasca di profumo, gli sberleffi di un giullare sculacciato, alludono al godimento privo di scrupoli morali. Bosch censura qui non tanto il piacere sfrenato del sesso, quanto il desiderio di tutti i sensi, la concupiscenza della carnalità e gli eccessi dell’incontinenza. Vi è anche una similitudine tra gli amanti e i due buffoni, grotteschi e ributtanti per i loro codici gestuali. Inoltre sono presenti alcuni strumenti musicali a terra, che alludono al fiato demoniaco, e che sovente simboleggiano la smodata passione.

Tiziano, Danae, 1553 - Photo Credits: arte.tv
Tiziano, Danae, 1553 – Photo Credits: arte.tv

Tiziano, Danae, 1553

Secondo il mito classico, Danae era la figlia del re di Argo Acrisio, al quale un oracolo aveva profetizzato che sarebbe stato ucciso dal nipote. Per evitare l’avverarsi della profezia, il re fece imprigionare la figlia in una torre, affinché non si sposasse e non avesse figli. Ma Zeus però si invaghì della ragazza e per sedurla si trasformò in pioggia d’oro e discese su di lei. Da questo amore divino nacque Perseo, che avverò la profezia e per un errore, durante una gara di lancio, del disco uccise il nonno.

Tiziano, in quest’opera, vuole trasmettere allo spettatore l’erotismo e la sensualità del preciso istante in cui Zeus, sotto forma di pioggia dorata, scende su Danae. Questa unione, provoca nella giovane un’espressione di abbandono estatico, accentuato dalla posizione del suo corpo. Danae è infatti distesa sul letto senza veli e assume una postura di estremo abbandono fisico, senza vergognarsi della sua nudità. In questo caso la Lussuria avviene tra una giovane donna e una manifestazione divina.

Hugues Taraval, Leda e il cigno, 1785 - Photo Credits: raicultura.it
Hugues Taraval, Leda e il cigno, 1785 – Photo Credits: raicultura.it

Hugues Taraval, Leda e il cigno, 1785

In pittura il mito di Leda e il cigno rappresenta l’intraprendenza sessuale maschile, nel quale il cigno è legato all’immagine traslata dell’accoppiamento tra uomo e donna, coperto dall’allegoria del mito. Secondo il mito, Leda, regina di Sparta e colei che causò lo scoppio della guerra di Troia, dormiva sulle sponde di un laghetto, quando fu sorpresa Zeus. Il capo degli Dei, innamorato della giovane, si era tramutato per poterla possedere. Concluso il rapporto sessuale, Zeus annunciò che che dalla loro unione sarebbero nati due gemelli: Castore, domatore di cavalli, e Polluce, invincibile pugile, i noti Dioscuri.

Leda, nell’opera di Taraval, è raffigurata come una bellissima fanciulla senza vesti, distesa sul prato, colta poco dopo essersi spogliata dal lenzuolo che le copriva il corpo. La donna come un’odalisca, viene sopraffatta dal cigno, simbolo divino e trasfigurazione della potenza di Zeus. Il suo lungo collo, che arriva fino alle labbra della giovane ragazza, è simbolo di Lussuria e intraprendenza sessuale. Qui è rappresentato l’atto, il momento più esplicito di passione ed estasi.

Paul Gustave Dorè, Paolo e Francesca, 1860 - Photo Credits: artslife.com
Paul Gustave Dorè, Paolo e Francesca, 1860 – Photo Credits: artslife.com

Paul Gustave Dorè, Paolo e Francesca, 1860

Doré, fu considerato traduttore della Divina Commedia di Dante, grazie alle illustrazioni e incisioni sul tema dei dannati, come la rappresentazione dell’episodio amoroso e drammatico di Paolo e Francesca, del girone dei lussuriosi. Secondo il racconto dantesco Francesca ebbe una relazione adulterina col cognato Paolo, e i due, sorpresi dal marito di lei, furono entrambi trucidati. Due amanti che non riuscirono a frenare il loro desiderio sessuale ossessivo e smodato.

Nell’inferno di Dante, si scorgono due anime appaiate simili a colombe, simbolo dell’amore carnale, poco giudizioso e di sentimento travolgente. Doré, unisce i due corpi che già Dante descrive come appaiati e abbracciati, come in un letto. Non sono più due colombe, ma una sola fusione di carne. Il corpo candido di Francesca diventa il busto della colomba, mentre quello piu’ scuro di Paolo rappresenta le ali. Il volatile assume, nella propria compattezza, la forma di cuore e/o di foglia strappata dal vento.

Tamara de Lempicka, Gruppo di 4 donne nude, 1925 - Photo credits: Stilearte.it
Tamara de Lempicka, Gruppo di 4 donne nude, 1925 – Photo credits: Stilearte.it

Tamara de LempickaGruppo di 4 donne nude, 1925

L’opera Gruppo di quattro donne nude è di influenza cubista palese, per la scelta di proporzioni e prospettive geometriche che sembra portare le donne quasi a sfondare la tela, con un effetto ottico paradossale in stile picassiano. Il quadro s’ispira anche, per sensualità delle linee e per tonalità del colore, al Bagno turco di Ingres. De Lempicka, realizza questi corpi monumentali e imponenti attraverso dei giochi di sovrapposizione che esprimono forte sensualità.

Infatti le quattro donne strusciano i loro corpi una sull’altra, attraverso forte erotismo, ma esprimendo al tempo stesso anche irrequietezza e drammaticità. La drammaticità dell’opera sta nella sensazione di soffocamento. Attraverso un Facsimile di Horror Vacui, infatti il quadro non riesce a contenere le donne e i loro movimenti, non contiene i loro gesti né il loro disagio tanto da influire anche sulla psiche dello spettatore. L’oppressione, il disagio fisico e mentale delle quattro protagoniste ci coinvolge e ci trascina nella loro dimensione psichica.

Federica.

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