Emozionarsi d’arte, incontriamo la vendetta

Che cos’è la Vendetta? E’ un desiderio di farsi giustizia generato da un impulso volitivo che segue al rancore o al risentimento. E’ un danno materiale o morale inflitto privatamente ad altri per pareggiare un danno o un oltraggio subìto. Ne esistono varie tipologie: vendetta in seguito a sofferenze, vendetta in seguito a torti, vendetta per onore, vendetta psicotica.

La letteratura, il cinema, l’arte, ecc, nel corso della storia, hanno saputo rappresentare questa emozione producendo opere di grande bellezza. La storia dell’arte, ad esempio, è piena di artisti le cui opere altro non sono che la loro personale e vendicativa visione della vita. Ecco come la vendetta viene rappresentata e addirittura suscitata negli occhi di chi guarda. Di seguito verranno elencate alcune delle opere più vendicative realizzate fino ad oggi.

Michelangelo Buonarroti, Dettaglio della Cappella Sistina - Photo Credits: stilearte.it
Michelangelo Buonarroti, Dettaglio del Giudizio Universale nella Cappella Sistina – Photo Credits: stilearte.it

Michelangelo, Cappella Sistina, 1508-1512

Conosciamo tutti Michelangelo Buonarroti, per la grandiosità delle sue pitture e sculture. Ma in pochi sanno, che ha anche un aspetto vendicativo verso le antipatie e i critici. Un esempio eclatante di questo aspetto, lo possiamo notare in un dettaglio dell’affresco della famosissima Cappella Sistina.

Si disse che punì il cerimoniere papale Biagio da Cesena, per aver rivolto aspre critiche all’opera e ai suoi corpi nudi affrescati. La vendetta verso quest’ultimo, fu di inserirlo all’interno dell’affresco del Giudizio Universale, mettendo il suo volto sul corpo del Minosse. Ecco che il cerimoniere del Papa, fu ritratto imprigionato da grossi serpenti.

Artemisia Gentileschi, Giuditta e Oloferne - Photo Credits: arteworld.it
Artemisia Gentileschi, Giuditta e Oloferne – Photo Credits: arteworld.it

Artemisia Gentileschi, Giuditta e Oloferne, 1598

Artista la cui grinta e determinazione le permisero di essere una delle più grandi pittrici del mondo artistico seicentesco, dominato unicamente da uomini. La forza di questa donna deriva da un forte senso di riscatto. Questo lo si può notare nell’opera Giuditta e Oloferne.

La storia biblica di Giuditta e Oloferne racconta che la donna liberò la sua città assediata dagli Assiri, uccidere il generale assiro Oloferne. Oltre tale punizione, questo quadro rispecchia la vendetta personale dell’artista. Infatti secondo gli studiosi, la decapitazione di Oloferne potrebbe contenere dei riferimenti della violenza sessuale subita dal pittore Agostino Tassi. Ecco come Artemisia Gentileschi si vendicò del suo stupratore.

Jacques-Louis David, La morte di Marat - Photo Credits: alamy.it
Jacques-Louis David, La morte di Marat – Photo Credits: alamy.it

Jacques-Louis David, la morte di Marat

Se nelle prime due opere vi è la rappresentazione di una vendetta verso torti e violenze, in questo caso nell’opera di Jacque-Luis David è ben proposta una vendetta per il potere. Nell’opera La morte di Marat, vi è un importante giornalista francese, che con l’avvenire della Rivoluzione Francese, cominciò ad interessarsi alla situazione e avere pensieri fortemente radicali.

Marat, unitosi ai Giacobini, ne divenne il presidente. Scrisse articoli che divennero veri e propri inni alla rivoluzione, portando i cittadini ad attaccare i girondini che in quel periodo avevano il potere. Forse fu proprio questa eccessiva aggressività di Marat che portò la sua morte. Fu proprio Charlotte Corday, una giovane girondina, che tese una trappola a Marat e vendicandosi, lo pugnalò mentre si trovava in vasca nella sua casa.

Francesco Hayez, Trittico della vendetta - Photo Credits: skuola.net
Francesco Hayez, Trittico della vendetta – Photo Credits: skuola.net

Francesco Hayez, Trittico della vendetta, 1847-1853

Sul tema della vendetta desta davvero stupore un bellissimo trittico del pittore veneziano Francesco Hayez che nello specifico va ad analizzare la vendetta di una donna che ha subito un torto da un suo amante. Il trittico si compone di tre quadri tra loro separati: L’Accusa Segreta, Il Consiglio alla Vendetta e Le Veneziane.

Nel primo quadro vi è una donna che tiene in mano dietro la schiena una lettera dove è scritta la delazione che dovrebbe portare alla rovina la persona accusata. Nel quadro centrale invece la protagonista ascolta il consiglio di una donna mascherata su come vendicare l’offesa subita dal suo amante. Mentre nel terzo e ultimo dipinto ritroviamo nuovamente la protagonista e la consigliera, accompagnate da un giudice, vestito di rosso, a simboleggiare il sangue sparso qualora la vendetta verrà compiuta. 

Gustave Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Bauer I - Photo Credits: academia.edu
Gustave Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Bauer I – Photo Credits: academia.edu

Gustave Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Bauer I, 1907

Il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I, uno fra i più celebri dipinti di Gustav Klimt, fu al centro di un affaire incredibile e romanzesco, che interseca le vicende storiche dell’Europa del XX secolo. La dama ritratta apparteneva alla ricchissima dinastia di industriali viennesi, la cui corte fu da sempre frequentata dai più noti artisti e uomini di cultura dell’epoca, tra cui Klimt.

Già in tutta Vienna si parlava della relazione amorosa che l’artista aveva avuto all’interno della corte con la sua musa Adele, moglie del magnate austriaco Ferdinand Bloch-Bauer. Quando il marito lo venne a sapere, infuriato volle vendicarsi sui due amanti, scegliendo un modo decisamente insolito per farlo. Ordinò a Klimt il ritratto di sua moglie Adele, facendogli fare però centinaia di segni preparatori, schizzi e bozze, sperando che l’artista si stancasse della sua amante.

Federica.

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